Ripercorriamo brevemente alcuni passaggi recenti per capire meglio cosa sta o potrebbe accadere.

Sulla base dei documenti forniti dalla Porto di Cecina, i periti hanno risposto al quesito posto  proprio dalla Porto di Cecina in merito al valore degli attivi: oltre 40 milioni di euro.
Tralasciando le verifiche su come si sia giunti a tale valore ( i rischi inerenti le inadempienze rispetto alle previsioni della concessione e della convenzione peraltro in prossima scadenza o  i costi ipotizzati per finire l’opera sono aspetti contestati già oggi) l’importo di 40 milioni , con una serie di alchimie procedurali, si ridurrebbe a circa 21 milioni.

21 milioni di euro sarebbe la cifra per aggiudicarsi in un colpo solo le attività della Porto di Cecina spa all’interno di una procedura concorsuale (concordato liquidatorio con assuntore).
L’importo fornito dal compratore consentirebbe, sulla carta, di pagare quasi interamente i debiti, eseguire i rogiti restanti e quindi liquidare la società in tempi certi e garantiti. Questa in sintesi la motivazione per cui l’attuale CdA ha fatto sua questa ipotesi.

I matrimonio però si fanno in due ….

…e da febbraio 2021 ad oggi, un assuntore che si impegni a sborsare 21 milioni di euro (oltre i soldi per finire l’opera) , non si è trovato.

L’ipotesi di concordato con assuntore è dunque irrealizzabile (a meno di miracoli e babbi natale che compaiono sul filo di lana ).

Saltata l’ipotesi più sicura e garantita, si apre la strada al Concordato Liquidatorio puro (senza assuntore).
Una procedura in cui si “tenta” di vendere tutti gli assets con l’obbiettivo di pagare i creditori con il ricavato secondo la proposta concordataria approvata dai creditori.
I creditori in questo caso devono decidere se fidarsi del valore indicato dalla perizia e valutando quanto sia credibile che tali importi siano incassati realmente.
I Rogitanti vedrebbero azzerare il loro contratto e trasformare gli anticipi versati in crediti (che subiranno la falcidia come tutti gli altri creditori chirografari).
I soci vedono azzerare il valore delle loro azioni.
I lavori per terminare il porto e adempiere agli impegni previsti dalla concessione e dalla convenzione non iniziano fin tanto che non si trova il compratore lasciando così la struttura in balia dei rischi di revoca della concessione stessa (manca l’omologa).

Quelli citati fino ad ora sono “problemi” ma non sono IL PROBLEMA …. 

Cosa succede se non si trova un compratore disposto a spende 21 milioni di euro (come non lo si è trovato fino ad oggi) ???

Si procede con le aste competitive …
…il prezzo scende fino a quando non si raggiunge l’importo che qualcuno è disposto a pagare.
Tempi incerti e lunghi, ricavato della liquidazione caricato di costi di procedura ed introito inferiore nell’ammontare rispetto a quanto serve per pagare i debitori che vedrebbero la falcidia del loro credito aumentare.

Un esempio pratico arriva dalla vicenda della Marina di Siracusa.
Un porto simile a quello di Cecina (600 posti barca circa) il cui progetto fu approvato nel 2007 .

Ora facciamo attenzione alle date e agli importi.

Nel 2012 viene attivata una prima procedura concordataria. Ad oggi ancora non terminata e siamo ancora all’asta!

Nel 2016 si apre la vendita partendo da un valore di 14,9 milioni di euro

Anno dopo anno, in assenza di compratori, il prezzo scende. Arriviamo al 2021 senza aver trovato compratori. A settembre di quest’anno una nuova asta partirà da ben 2,85 milioni.

In cinque anni si è passati da 14,9 milioni a 2,85 milioni … i

…l 20% del valore iniziale e ancora non si sa se qualcuno è disposto a pagare questo importo. 

600 posti barca a 2,85 milioni. A Cecina ne chiederebbero 21 di milioni, lasciamo a voi ogni conclusione.

6 anni di procedura (e parcelle) senza trovare acquirenti.

I creditori a Siracusa son sempre in attesa. Considerando che Cecina necessita di altre decine di milioni per essere finito e messo in sicurezza non si può non essere pessimisti.

 

 

 

 

Alla luce di un valore di perizia non appetibile per il mercato, di un opera  la cui autorizzazione è sottoposta a rischi concreti di revoca, alla mancata omologa, ai rogitanti che perdono il loro posto barca e molto di quanto anticipato (alcuni hanno persino anticipato tutto l’importo), ai creditori che oltre ad attendere anni e anni vedranno il loro credito ridursi a cifre irrisorie …

il concordato liquidatorio ipotizzato fino ad oggi non è certo una proposta nell’interesse dei creditori, dei rogitanti, dei proprietari, dei soci e della comunità di Cecina che vedrebbe il porto finito forse tra dieci anni. 

Tutto questo al di la della proposta concreta che ancora deve essere resa nota …

Come abbiamo spesso ribadito, ad oggi, l’unica soluzione nell’interesse dei soci, dei rogitanti, dei creditori, del Comune e della comunità, può arrivare solo tramite una ristrutturazione rapida dei debiti guidata dall’interno della società con l’apporto economico dei proprietari e dei rogitanti.

Un patto di sindacato che investa in un aumento di capitale affidando la guida della spa a mani esperte del settore nautico e delle procedure di ristrutturazione.

Serve prenderne atto smettendo di cercare la via facile (vedi Peverell ed Acefold, fantasie irrealizzabili come sempre denunciato da questa pagina), altrimenti la crisi del porto di Cecina e di chi ha investito in esso non avrà fine .

 

6 pensieri su “Concordato Liquidatorio … un esempio “devastante” da Siracusa”

  1. Inutile insistere sull’ipotesi di aumento di capitale già avanzata e rifiutata da quasi tutti i soci ed in particolare dai rogitanti. Inoltre, se anche questo fosse realizzato, porterebbe introiti si sufficienti a salvare la Società, ma, anche con la migliore gestione possibile, non consentirebbe di reperire le risorse necessarie per completare il porto. Dobbiamo solo sperare che arrivi un solido imprenditore che rilevi il porto e lo finisca in tempi brevi. Serve praticamente che accada ciò che avvenne 30 anni fa al porto di Scarlino, quando un certo Ferragamo rilevò la cooperativa di soci che avevano iniziato la costruzione del porto e, lasciandoli proprietari dei loro posti barca, lo completò velocemente.

    1. Buongiorno,
      le sue annotazioni sono fondate e meritano di essere tenute presenti se si vuol dare qualche chance di risolvere la crisi della Porto spa. Condivido con Lei che “finire il porto in tempi brevi” è oggi l’obbiettivo primario per tutti i soggetti in campo.
      Purtroppo questi 4 anni dove si è tergiversato alla ricerca del cavaliere bianco, hanno aggravato la situazione. L’assenza di vere offerte (Peverell e Acefoldt si son dimostrate quello che erano: foglie di fico per guadagnare tempo) sia prima che dopo l’avvio della procedura concorsuale, dimostra che allo stato attuale il porto non è “vendibile”.
      Il perché è presto spiegato:
      1.) Il progetto è unitario malgrado ci siano situazione giuridiche completamente diverse. La darsena, composta da posti barca di proprietà di singoli armatori, la parte a mare in concessione, la parte immobiliare che confligge con la zona della darsena e via dicendo. Le infrastrutture non sono “divise” tra i diversi settori. Non esistono regolamenti condominiali. Per finire le opere del porto servono diverse decine di milioni di euro. Queste opere, ad esempio, sono necessarie e ne usufruiscono anche i proprietari in darsena … ma chi le paga? Come si suddividono i costi? Pensate che un investitore compri la concessione e finisca le opere a sue spese “regalando” l’utilità ai proprietari (dovrebbe ammortizzare i costi sulla sola gestione della parte in concessione, 350 posti barca… il conto economico non regge).
      2.) Concessione e convenzione attuali sono a rischio per inadempienze e scadenze, nessun investitore si accolla il rischio di ritrovarsi senza autorizzazioni. Quindi aspettano che siano chiarite e risolte le problematicità evidenziate e poi, e solo poi, valuteranno la questione prezzo mai veramente trattata fino ad ora visto che mancano i presupposti per una corretta valutazione.
      3.) Evidenziati brevemente alcune delle questioni che impediscono al porto di essere venduto oggi e che fanno presupporre un lunghissimo iter concorsuale/fallimentare pieno di contenziosi, rinvii, aste … con la non improbabile ipotesi di arrivare alla revoca della concessione per rimnetterla a gara nuove condizioni (soluzione preferibile per qualsiasi compratore), capiamo perchè una soluzione rapida e meno indolore possa venire solo dall’interno. Proprietari, rogitanti, soci, Comune e fornitori sono gli unici che oggi hanno un interesse patrimoniale da tutelare e possono accollarsi i rischi elencati prima dato che questi li stanno già correndo oggi e quindi non sarebbero un aggiunta.
      Un accordo con la Sales per riprendere i lavori e mettere in sicurezza la concessione/convenzione ottenendo l’omologa, la creazione di un autonomia della darsena che tuteli i proprietari, permetterebbe di valorizzare al meglio la parte in concessione, il cantiere e la parte immobiliare e quindi venderle per pagare i debiti. Uscire dal concordato con un accordo di ristrutturazione del debito eviterebbe costi di procedura e lungaggini burocratiche incapaci di risolvere i tanti problemi evidenziati.
      La via è difficile ma se non viene intrapreso un serio sforzo da parte dei soggetti indicati, il porto di Cecina si appresta a vivere anni bui e tempestosi dove anche i proprietari attuale scopriranno quanto poco valga il loro posto e quanti problemi e costi gli saranno addebitati …
      Infine , non dimentichiamo il rischio demanializzazione della darsena oggi zona mare, rischio che favorirebbe la vendita (chi compra, compra tutto e gestisce unitariamente) …
      Insomma, il tempo stringe … la situazione è difficilissima … servono competenze che non sembrano esserci, servirebbe aprire la società all’esterno ( oggi nel cda possono sedere solo soci)

    2. Per esclusione, tolta dal tavolo la strada interna, non resta che la liquidazione concordataria che sfocerà nel fallimento. Considerando la situazione attuale che non può essere modificata da un curatore fallimentare (convenzione con il Comune, Concessione e rapporto con i proprietari dei posti barca in Darsena), esclusa con certezza qualsiasi possibile ripartenza veloce, diventa sempre più plausibile la revoca della concessione alla Porto spa e un nuovo bando. Tutti percorsi difficili, tortuosi e pieni di insidie sopratutto per i proprietari, mentre i rogitanti, a questo punto, hanno già perso tutto.
      Uno sforzo adesso può evitare di far perdere tutto … anche ai proprietari che sono soggetti alla clausola di accollo del debito verso il Comune per le opere della convenzione non eseguite e corrono il serio rischio di un procedura di demanializzazione non avendo lo specchio d’acqua della darsena alcuna “porta chiudibile” rispetto al mare…
      Ogni giorno che passa senza che vengano affrontati i problemi reali, erode la garanzia di essere proprietari … questi sono i fatti e probabilmente non aver sottoscritto un aumento di capitale tuitto sommato modesto oggi, sarà un rimpianto per molti!

  2. Non so come ed in quanto tempo si svilupperà la situazione, ma sono fermamente convinto che se non arriva uno o più (potrebbe esserci una suddivisione tra marina, cantiere e parte immobiliare ad esempio) imprenditori di buona volontà, il porto non sarà mai finito. Io sono un proprietario ed ho già versato una cifra molto più alta di quanto occorre per comprare un posto barca in porti vicini e perfettamente ultimati. Come posso pensare di dover versare altre importanti quote in un aumento di capitale che tra l’altro non vuole nessuno e che non ha neanche allargato la platea degli azionisti come proposta dall’attuale CDA?

  3. Se qualcuno dovrebbe avere interesse a non complicare in questo momento le cose avanzando richieste di esecuzione delle opere in convenzione è il Comune, al contrario potrebbe adoperarsi per trovare una soluzione che salvi il porto e magari lo completi per dare lustro e prestigio alla città aumentandone l’attrattiva per il turismo nautico. Un porto lasciato per anni in stato di disuso e abbandono non rappresenterebbe certo un esempio di buona gestione del territorio per questa Giunta Comunale. A mio giudizio il Comune dovrebbe addirittura considerare la possibilità di entrare in qualche modo nella proprietà e anche nella gestione del porto sulle orme di quanto accaduto a San Vincenzo. Dipende tutto dalla volontà politica.

    1. Condivido il principio, l’opera è di interesse pubblico, oltre che essere in parte una concessione dello Stato. Il Comune deve essere più presente per tutelare i tanti interessi diffusi legati all’opera. Per la cronaca, a San Vincenzo la concessione è affidata ad un privato …

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.