La società nasce come una branca del Circolo Nautico Foce Cecina, associazione sportiva dilettantistica nata dalla passione di un gruppo di persone che frequentava la zona della foce del Cecina, amanti del mare e soprattutto della nautica. Il circolo aveva ottenuto in gestione le aree (tuttora di proprietà del Comune di Cecina) dove aveva una sede sociale e una piccola darsena per l’ormeggio di un naviglio di piccolo cabotaggio.

Quando il Circolo decise di presentare il progetto del nuovo porto, deliberò di costituire una società di capitali allo scopo: nasce così il Circolo Nautico S.p.a. .
In questa scelta, teoricamente corretta, si individua un primo sostanziale errore.
La S.p.a. manteneva, oltre che nel nome e nell’azionariato, un fortissimo legame con il Circolo da cui nasceva. Tuttora infatti lo Statuto prevede che per esercitare di propri diritti di socio della S.p.a. si deve essere soci del circolo.
Inoltre, la S.p.a. da un lato aveva un organo esecutivo ben nutrito (fatto di 7 componenti), ma dall’altro evitava di strutturarsi con un organico aziendale minimamente confacente allo scopo che si era prefissata di perseguire.
I membri del c.d.a, pescati obbligatoriamente solo tra i soci, difficilmente potevano aver avuto esperienze manageriali adeguate al progetto.
Pur si ottenere i titoli autorizzativi, la Società accettò severe clausole da parte dell’amministrazione Comunale. Dall’obbligo di realizzare una serie di opere pubbliche di interesse general quali: la messa in sicurezza idraulica del fiume Cecina oltre al rifacimento completo del ponte di Via Volterra.
Si tratta di opere pubbliche per l’esecuzione delle quali la società non aveva la ben che minima esperienza e capacità e cha avrebbe dovuto affidare a terzi – qualificati – tramite complicate procedure ad evidenza pubblica senza avere al suo interno la ben che minima organizzazione per farlo.

Le scelte infelici non si fermano e con l’inizio dei lavori aumentano.
Il progetto è troppo ambizioso per il capitale di rischio investito e per la natura dei soci che vi partecipano.
Si tratta di un progetto del valore di circa 100.000.000,00 €.
La società avvia i lavori di realizzazione della struttura portuale prima di avere la completa disponibilità delle aree sul quale lo stesso dovrà essere realizzato.Aree in parte e tuttora in proprietà del Comune di Cecina, ed in altra parte in proprietà di un campeggio.
La società si trova quindi impegnata con il Comune a realizzare il porto e viene costretta ad una difficile negoziazione con il campeggio, il quale ottiene un compenso economico, nuove aree dove spostare il campeggio, e opere di allestimento dello stesso: tutto a spese della spa. Tanti milioni imprevisti da aggiungere ai costi.

In quegli anni si decide di cambiare la ragione sociale da Circolo Nautico S.p.a. in Porto di Cecina S.p.a., oltre al cambio di nome nulla succede nello statuto e nel cda: tutto rimane inscindibilmente legato (blindato) all’Associazione Sportiva Circolo Nautico Foce di Cecina.

Le voglia di espansione della Società e un insano ottimismo porta il suo management, prima a locare e poi a impegnarsi ad acquistare un terreno agricolo di circa 10 ettari sul lato es di via di Volterra (il c.d. Terreno Miliotti – sul quale era presente un fabbricato rurale).
Il prezzo convenuto è considerevole: 2.700.000,00 €.
La società versa acconti per 1.500.000,00 €, ristruttura il fabbricato sostenendo costi per circa 300.000,00 € (senza tuttavia farne alcun uso), ottiene il possesso delle aree e rimane tutt’oggi debitrice di 1.200.000,00 € con i promittenti venditori.

Un azzardo rilevante deciso dal management della società: si trattava infatti di un terreno agricolo su cui qualcuno sperava che in futuro potesse avvenire un cambio di destinazione urbanistica con trasformazione in aree produttive. Azzardo che purtroppo non ha prodotto alcun beneficio. Il terreno (dopo tanti ani dalla stipula del preliminare) è rimasto agricolo e con la costruzione del nuovo argine del fiume Cecina viene a far parte della c.d. zona esondabile e quindi non potrà certamente esserne fatto altro uso che quello agricolo.

Nonostante ciò, ad oggi non risulta che detta scelta di acquisto sia mai stata messa in discussione in sede di cda e nemmeno assembleare.

Grazie ad una norma temporanea è stato consentito alla Porto di Cecina Spa di utilizzare parte di detti terreni per il rimessaggio delle barche; nonostante la società avesse acquistato un cantiere all’interno del porto si decise di allestire anche detti terreni e di concederli a terzi tramite l’istituto dell’affitto di ramo d’azienda. Su questo contratto di affitto torneremo in seguito.

Nel frattempo i debiti con le banche aumentavano, molti a breve termine: a partire dagli scoperti di conto corrente.

La società aveva iniziato la costruzione del porto contando sulle proprie risorse in house per accedere al credito bancario (i soldi raccolti dai soci per il capitale sociale) e sul volume finanziario generato dai contratti preliminari di cessione dei posti barca ed un mix di scoperti di conto corrente. Con il tempo le banche hanno iniziato a chiedere di rientrare e il debito si è spostato dalle banche ai soci rogitanti i cui acconti versati nelle casse della società venivano in realtà incassati dalle banche stesse.
Questo evidenzia la mancanza di un serio piano finanziario e quanto lo squilibrio finanziario iniziale tra mezzi propri (capitale sociale) e opera da realizzare, a cui si sommano i costi non ponderati dell’acquisto delle aree del campeggio e del preliminare Miliotti, abbia inevitabilmente portato la società alla crisi.

Nel 2014 i lavori di costruzione del porto si interrompono per mancato pagamento dell’appaltatore, la benzina è finita.
La Porto di Cecina si oppone strumentalmente ai tentativi di recupero del credito da parte dell’impresa, ma a seguito di un pignoramento immobiliare è costretta a chiedere alla BCC un ulteriore finanziamento di circa 1.500.000€ con l’accensione di una garanzia ipotecaria sui posti barca.

Il management della società si trova quindi alle soglie del 2015 con la costruzione del porto ferma e con un’enorme esposizione finanziaria.
Invece di ricorrere ad un finanziamento soci oppure ad una procedura concorsuale prende tempo.
I bilanci, via via approvati, dissimulano superficialmente il momento di difficoltà ma tra le righe si legge quanto sopra descritto.

Sulla vendita dei posti barca è bene aprire una breve digressione.
Il cda della Porto di Cecina, per giustificare l’acquisto delle sue azioni ai soci, decise concedere a questi uno sconto rispetto a quelli che erano i prezzi di mercato al momento della sottoscrizione dei contratti.  In questo modo la S.p.a. si è comportata più come una cooperativa sociale, ma al di là di ciò, detta scelta ha obiettivamente impoverito il patrimonio aziendale a vantaggio dei soci limitando anche il mercato di vendita dei posti barca.

Pur vendendo solo ai soci, ci sono stati anni in cui la società ha speso notevoli risorse per pubblicizzare la propria attività, partecipando a saloni nautici internazionali e questo anche in piena crisi finanziaria.

Nel periodo 2015-2020  la società si trova in forte crisi di liquidità, ciò nonostante maschera detto stato finanziario e rielegge (confermandolo quasi in blocco) nel 2017 il proprio organo amministrativo.  In questo periodo la stessa non paga il canone demaniale, mettendo a rischio la concessione e non versa nemmeno le imposte e le tasse, tra cui Iva, Imu, Tari e contributi.  Ciò, tuttavia, non allarma nessuno degli organi di controllo e viene permesso al management di prendere tempo in cerca di una soluzione.

Soluzione che viene trovata con la stipula di un complesso preliminare di compravendita con dapprima la Peverell (scatola vuota) e poi con la Acefold. Detti preliminari prevedevano.
ila cessione delle opere da realizzare a terra, mentre il secondo (che inglobava il primo) comprendeva la vendita della totalità del progetto del porto.  I contratti sono pieni di condizioni al quanto complesse, ma la cosa più particolare non prevedono in alcun modo il versamento di una caparra da parte dei promissari acquirenti, ma solo la prestazione di fidejussioni bancarie di basso importo e di dubbia escutibilitò (tanto che non sono mai state escusse);

Con la scusa del covid, gli acquirenti spariscono e a settembre del 2020 i revisori ed i sindaci della società negano la continuità aziendale al bilancio del 2019. Di lì a paco arriverà prima il deposito della richiesta di concordato in bianco e poi la sostituzione del presidente del cda e l’assemblea che ha rinnovato profondamente l’organo amministrativo ad inizio di febbraio 2021.

In sostanza quindi, dal momento dell’interruzione dei lavori,  la Porto di Cecina s.p.a. procede prendendo tempo e aggravando il proprio stato di dissesto patrimoniale. Il tutto mascherando le difficoltà e millantando certezze sul completamento del porto da parte di sconosciuti investitori esteri.
Qui la storia della società s’incrocia anche con le vicende del camping dei francesi: struttura statale in stato di abbandono devastata dal degrado, da quando è stata affidata in concessione ad un rappresentante italiano degli investitori esteri che avevano puntato sul porto di Cecina per la cifra (mai versata) di  circa 450 mila euro annui.

Il resto è oggi …

 

 

 

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