Sono pronto ad investire ma solo se c’è unità tra i soggetti coinvolti. Intervista a Roberto Bucciarelli

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Roberto Bucciarelli, imprenditore e presidente di Società operanti nel settore della strumentazione medicale per diagnostica in Europa, Stati Uniti e Giappone, ora in pensione, è uno dei proprietari di posto barca che fin dall’inizio della crisi ha provato a stimolare un cambio di passo.

Lo abbiamo intervistato per fare il punto della situazione sulla crisi della Porto di Cecina spa e per capire quali sono, per lui, le possibili soluzioni.

Domanda:
“Bucciarelli buon giorno e grazie per aver accettato di incontraci e rispondere ad alcune domande. Il tema ovviamente è la Porto di Cecina e la crisi in cui versa ormai da anni. Siamo vicini a due scadenze importanti, l’assemblea dei soci per l’approvazione dei bilanci e la scadenza del termine per depositare la proposta del concordato. Cosa ne pensa?”

Risposta:
“In questi ultimi mesi, con l’arrivo di un nuovo CdA, ci sono state evoluzioni positive. Abbiamo finalmente avuto una presa di coscienza che c’è una crisi conclamata già da diversi anni e che il progetto originario va rivisto e adeguato alla realtà di oggi. Il nuovo CdA sta cercando di mettere ordine e si è capito che serve un cambio di passo nelle modalità di gestione di un bene complesso come un porto turistico con più professionalità, trasparenza e attenzione al cliente.
Da proprietario di un posto barca ho un interesse solo, come tutti gli altri: la valorizzazione del mio bene che è legato alla conclusione dei lavori di costruzione del porto, ad una buona gestione e alla decadenza degli obblighi solidali che noi proprietari abbiamo verso il Comune.”

Domanda:
“Per quanto a sua conoscenza della dimensione della crisi, ritiene che sia necessario e possibile l’intervento di un cavaliere bianco?”

Risposta:
“Ho ripetutamente studiato la situazione, verificando i dati ufficiali messi a disposizione dal CdA, la situazione debitoria, la concessione, la convenzione e gli altri impegni presi dalla Porto di Cecina spa. La situazione è di una tale complessità e si è talmente intricata per le decisioni prese negli anni passati che ad oggi non credo sia oggettivamente pensabile l’intervento di un compratore esterno. Questo al di là della questione prezzo. L’importo indicato dalla perizia commissionata dalla società, 45 milioni di euro, lascia il tempo che trova tanto vero che malgrado i tentativi dell’attuale CdA, non è ancor nemmeno iniziata una seria trattativa e stiamo andando verso la liquidazione giudiziale che partendo dalla situazione attuale, si prospetta lunghissima.
Faccio sempre quest’esempio: posso aver ereditato dei bellissimi gioielli di famiglia. Sulla carta, misurando i carati, hanno un certo valore. Quando cerco di venderli ed oltrepasso la soglia di un ufficio di un commerciante, scopro che per mille ragioni me li valutano importi molto lontani dalle stime. La situazione della nostra società è simile.”

Domanda:
“Preso atto delle sue considerazione che idea si è fatta sui prossimi passi?”

Risposta:
“Già in passato mi sono messo a disposizione, ho partecipato con successo alle ristrutturazioni di società operanti in europa negli  anni 80 di cui alcune spa anche in Italia: CBM, ECOTRNON/ALOKA, ECOSCAN/HITACHI,SONOTRON/DIASONICS, tutte spa.
L’obbiettivo primo deve essere la messa in sicurezza della nostra spa, passo indispensabile per evitare a tutti i soggetti attualmente coinvolti, vedi soci, proprietari, rogitanti e fornitori di perdere tutto.
Personalmente ritengo che un investitore esterno, se serio e con buon senso, preso atto del complesso groviglio che avvolge oggi la società, preferisca restare alla finestra attendendo momenti per lui più favorevoli. Una procedura di fallimento che faccia piazza pulita del passato e dei debiti o ancor meglio, una revoca della concessione alla Porto spa con un nuovo bando e una nuova convenzione sarebbero soluzioni ideali per i nuovi investitori ma sono soluzioni che vedrebbero i rogitanti, i soci, i proprietari e gli attuali creditori, quindi tutti noi, uscire con le ossa rotte.
Per questi e altri motivi ritengo che sia giunto il momento di guardarsi seriamente in faccia, smettendola di inseguire facili illusioni, smettendola di credere ai romanzi fantastici di cui la storia recente della Porto di Cecina spa è ricca.
Se vogliamo salvare il nostro investimento, dobbiamo darci da fare in prima persona.
L’alternativa, volenti o nolenti, è che perderemo tutto. Il progetto e la situazione della spa per come mi è stata illustrata, lasciano intravedere una soluzione. Ho sondato le intenzioni del principale fornitore e partner tecnologico trovando una sostanziale adesione alla proposta di una cordata tra chi oggi è già coinvolto. Anche i rogitanti sono interessati visto che sono in prima fila nel contare le perdite se si arrivasse ad un concordato liquidatorio. I proprietari come me sono naturalmente interessati essendo corresponsabili per i debiti verso il Comune. Insomma, ritengo che ci siano tutti gli elementi per risolvere la crisi dall’interno e nell’interesse di tutti.

Domanda:
“Cosa ritiene si debba fare o debba accadere perché il porto di Cecina possa esser salvato?”

Risposta:
“Guardi, la prima difficoltà che va subito affrontata e risolta è che una crisi così complessa non può essere risolta dal singolo. Se ognuno di noi la analizza e affronta dal suo solo punto di vista, seguendo solo il suo singolo interesse, perdiamo tutti e tutto. Serve sedersi ad un tavolo, unire le forze, unire le risorse e lavorare tutti insieme. La situazione è difficile ma non tanto dal punto di vista dei “numeri” quanto delle stratificate tensioni tra i diversi soggetti coinvolti.
La Porto di Cecina spa e il suo progetto hanno ancora modo di proseguire
.
Personalmente, come ho già detto, ho dato la mia disponibilità e la conferma ad investire per salvare la Porto di Cecina spa e so che altri soci la pensano come me.”

Domanda:
“Bucciarelli lei sta esponendosi molto, non crede sia tardi?”

Risposta:
“Non è mai troppo tardi. La mia disponibilità è stata manifestata in tempi passati e riconfermata recentemente all’attuale Presidente Salvadori. Quello che ho capito è che sino a ieri non c’erano le condizioni ambientali perché chi ha già investito nella spa si convincessero della necessità di fare un ulteriore sforzo per salvare i loro beni.
Oggi è chiaro che ogni altra soluzione finirà per azzerare  il nostro investimento e quindi conviene muoversi.
Quello che serve è un cambio di passo da parte di tutti. I rogitanti e i proprietari devono capire che non sono soggetti diversi. Chi rogiterà, se rogiterà, diverrà proprietario acquisendone tutti i debiti e le problematicità. Essere proprietario di un posto barca di un porto non finito, non omologato, non in regola con le autorizzazioni e in debito con il Comune non è proprio tranquillizzante. “

Domanda:
Bene, mi pare sia stato chiaro, a questo punto cosa propone?”

Risposta:
“Sediamoci ad un tavolo, creditori, rogitanti, proprietari e Comune.
Affidiamo ad un pool di esperti del settore della nautica e delle ristrutturazioni dei debiti la predisposizione di un progetto per valorizzare i beni della società nell’interesse di tutti gli stakeholders
.
Valutiamo quale è la cifra minima necessaria per mettere in sicurezza la società uscendo dai rischi delle procedure fallimentari.
Cantiere, progetto immobiliare, posti barca in darsena (proprietà) e posti barca nel porto in concessione sono beni che hanno potenzialmente un grande valore ma solo una volta che il porto è terminato.
Cercare di venderli oggi, come abbiamo visto, non è fattibile e se andiamo in liquidazione verranno
ulteriormente svalutati. Dobbiamo lavorare nell’interesse di tutti e non solo di un singolo, è un’esperienza che nella mia carriera lavorativa ho già fatto e sono pronto a ripercorrerla. Una condizione necessaria e provata dalle mie precedenti esperienze è che i consiglieri dimostrino di essere i primi a credere al progetto ed quindi investano. Già so che nell’attuale CdA ci sono membri disposti a farlo. Se i primi a crederci sono i componenti del CDA, si creano i presupposti perché ci credono anche gli azionisti, le banche, i creditori ed il Comune.”

Bucciarelli grazie del suo tempo, dell’interessante intervista e ovviamente, un caloroso in bocca al lupo con un invito a non demordere.

Cecina, 30 agosto 2021

 

 

3 pensieri su “Sono pronto ad investire ma solo se c’è unità tra i soggetti coinvolti. Intervista a Roberto Bucciarelli”

  1. La proposta del signor Bucciarelli è senz’altro interessante sopratutto quando prevede il coinvolgimento del Comune che, a mio giudizio, non può trascurare un problema che coinvolge l’economia del suo territorio. Tuttavia il proponente non può trascurare il fatto che l’aumento di capitale e l’allargamento con l’ingresso di nuovi soci azionisti proposto dal CDA non ha trovato aderenze. Quindi se il signor Bucciarelli unitamente ad altri è in grado di rilevare il porto e completarlo ben venga, altrimenti la sua è una proposta ormai sterile e tardiva.

  2. Il signor Bucciarelli fa parte del comitato proprietari dove non tutti hanno le stesse idee, ma c’è un continuo e democratico confronto. Riterrei opportuno che lei signor Lucibello, intervistasse anche qualcuno che la pensa in modo diverso dal signor Bucciarelli che mi sembra avere molto in comune con le sue proposte.Grazie.

    1. SIg. Melosi … ad oggi non esiste nessuno che inviando qualcosa di inerente non sia stato pubblicato … basta mandare un testo scritto in italiano ;-), o contattarmi via social o mail …

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