L’assemblea del 4 settembre, i bilanci, la liquidazione e dintorni

Domani è il giorno dell’assemblea che sancirà il definitivo ingresso della Porto di Cecina spa nella sua fase liquidatoria… a meno di sorprese oggi poco probabili.
Anni fa avevamo “messo sull’avviso” i soci che il percorso ideato dall’allora presidente Matteoli con i fantomatici investitori russo-americani, oltre a non avere elementi credibili, altro non era che una completa liquidazione della società mascherata in altro modo.
Passati 4 anni (persi), svestite le maschere, la Porto di Cecina ora è di fatto in liquidazione.

Cliccando qui potete leggere una cronistoria del progetto del porto.

Vendere gli assets per pagare i debiti maturati (e accumulati in questi anni, vedi sanzioni e interessi), è ad oggi l’unica strada sondata compiutamente.
Purtroppo quello che è emerso in questi anni , confermato anche dal fallimento della vendita Peverel/Acefold, è che gli assets (i beni) della Porto di Cecina spa non sono “tecnicamente” vendibili a prescindere dalla loro valutazione economica.
Da una parte i singoli assets fanno parte di un unica autorizzazione, dall’altra oggi non hanno un propria autonomia funzionale. In pratica, oggi ,dividere dal “porto darsena” (la parte di proprietà) il “porto demaniale” per poter vendere la concessione ad un compratore interessato è operazione complessa , ancora neanche iniziata e che impedisce di fatto di poter realizzare la tanto agognata vendita. Analogo ragionamento vige per il cantiere e per il progetto immobiliare.

L’attuale CdA, pur sollecitato dai soci rogitanti, non ha mai risposto sul tema della situazione delle autorizzazioni, dell’omologa del porto, delle posizioni debitorie con il Comune (di cui i proprietari dei posti barca sono solidalmente responsabili) dimostrando che il tema è ostico.

Domani, in assemblea, saranno messi all’odg due bilanci. Il 2019 , con un ritardo di un anno. Il 2020 con un ritardo di qualche mese. Al di la delle perdite che si sono mangiate in due anni quasi tutto il capitale sociale, nel fascicolo di bilancio non è stata depositata alcuna relazione degli amministratori per spiegare ai soci la situazione, quanto dal nuovo CdA fatto fino ad oggi, cosa è stato trovato nella società, quali siano gli ostacoli da superare, perché le vendite Peverel/Acefoldt non si sono concluse, quali siano gli approcci avuti con i soggetti che si sono avvicinati in questi mesi, quale sia la situazione economico finanziaria dei primi 8 mesi del 2021 e tante altre cose che, un CdA nuovo, che vuol rappresentare il cambiamento rispetto al passato e che ha lavorato nell’interesse dei soci e dei creditori, avrebbe avuto tutto l’interesse a raccontare.

Riepiloghiamo la situazione per tre categorie di soci interessati:

Soci rogitanti:

I soci rogitanti sono coloro che hanno firmato un compromesso per acquistare un posto barca o auto e ad oggi non hanno ancora potuto concludere l’acquisto. Molti di loro hanno versato anticipi oltre l’acconto. Legalmente, allo stato attuale, sono “debitori” del saldo della compravendita  in attesa che la Porto spa esegua la prestazione a cui si è obbligata (vendere il posto barca ad esempio).

In caso di Liquidazione, perchè i contratti possano essere eseguiti, serve dimostrare che dalla loro esecuzione si trae un vantaggio per i creditori superiore dal non eseguire.
Nel caso di specie, avendo molti pagato anticipi, ai creditori conviene che non si esegua la prestazione. La Porto si tiene il posto barca mettendolo in vendita per l’intero valore e i rogitanti da debitori del saldo diventano creditori di quanto anticipato alla Porto spa. Da creditori subiscono la falcidia imposta anche agli altri creditori che vedono comunque aumentare il patrimonio su cui rivalersi.

Per poter eseguire i contratti senza rischi restano due opzioni:

1.) Qualcuno che compri il porto ad una cifra che permetta di pagare tutti i creditori senza falcidie. (diventando così irrilevante la questione del trattamento uniforme e migliore possibile per la massa dei creditori) – EVENTO IMPOSSIBILE

2.) Che un pool di soci investa nella spa, la metta in sicurezza, proceda a preparare le condizioni per lo spacchettamento degli assets e vende quanto non ritenuto necessario valorizzando al massimo il bene. EVENTO AD OGGI NON PRESO IN CONSIDERAZIONE in modo approfondito

In caso di fallimento diventano analogamente creditori.

Soci proprietari:

I soci proprietari di un posto barca in darsena sono nell’ambigua posizione di essere proprietari di un qualcosa che non è autonomamente fruibile rispetto al porto in concessione e alle decisioni del proprietario dei terreni su cui insistono i moli e le infrastrutture a terra (oggi la Porto spa). Oltre a questo, i proprietari sono tutti solidalmente responsabili per gli oneri non pagati al Comune.  Sono proprietari di un posto barca in un porto non omologato e non finito. In caso di Liquidazione, prevedendo durate non dissimili a quelle del porto di Siracusa o di Piombino in essere ancora oggi domo anni e anni, vedrebbero il loro porto consumarsi, gestito con servizi ancor minori di oggi, subendo il rischio costante di una revoca della concessione (e pure di una demanializzazione che sarebbe la beffa finale).
Liquidazione o fallimento poco cambia, la miglior soluzione sarebbe quella che porta ad avere un porto finito e agibile, solo così valorizzerebbero il loro bene e potrebbero usufruirne senza patemi d’animo.
Tra tutte le ipotesi, quella recentemente proposta dal proprietario Bucciarelli appare la più concreta per arrivare all’obbiettivo in tempi rapidi e sicuri.

Soci azionisti:

In tutti i casi, hanno perso tutto… non c’è altro da dire.

I soci che approveranno i bilanci, di fatto approveranno la gestione e le scelte compiute dal CdA che comprende i tanti silenzi, rinvii e ipotesi di concordati liquidatori che saranno solo un temporeggiare in attesa del fallimento.
I professionisti incaricati di gestire coinvolti le procedure (i cui tempi si allungano ancor di più allorché non si trova una soluzione) verranno pagati regolarmente con gli incassi dei canoni delle spese addebitate agli armatori. Insomma altri anni e anni persi … a meno che …

a meno che non ci suoni una sveglia tra i soci e si abbandonino le strategia del “temporeggiatore” ma per farlo serve impegnarsi economicamente. 

Non ci sono altre vie ….

Buona assemblea!

3 pensieri su “Temporeggiamo ancora ..?”

  1. Mi sono già confrontato con il signor Lucibello su questo argomento,ma visto che lui insiste sulla soluzione interna, devo controbattere. E ripeto; se il signor Bucciarelli insieme ad altri soci ed anche il signor Lucibello magari, vogliono esporsi finanziariamente con cifre importanti che consentono anche di finire il porto, sono benvenuti. Quando però il CDA ha avanzato la proposta di ricapitalizzazione anche con l’ingresso di nuovi azionisti, le sottoscrizioni ricevute hanno registrato un ammontare di soli 400.000 euro anziché i probabili 30 milioni che servirebbero per il completamento. Devo quindi dedurre che tutte le proposte fatte da questi eventuali azionisti disposti a nuovi investimenti, sono solo parole che hanno solo queste si lo scopo di temporeggiare. Dobbiamo quindi approvare il bilancio e avviare l’asta proposta dal CDA ,alla quale può partecipare anche il signor Bucciarelli & C.,con la speranza di trovare qualcuno che decida realmente di sposare il nostro porto. Non sono molto ottimista su questo e penso che servirà tempo e varie aste al ribasso prima di giungere ad una conclusione, ma questa è l’unica strada per sperare di vedere il porto finito.So che sarà doloroso per molti creditori, ma fà parte dei rischi di chi opera nell’imprenditoria. Quanto ai rogitanti mi dispiace per loro,ma devo dire che se avessero pagato e rogitato nei tempi stabiliti nel contratto preliminare e limitatamente ai soli posti barca già realizzati,non sarebbero nella condizione di creditori e forse anche la Società avrebbe attualmente una situazione finanziaria migliore.

    1. Sig. Mauro Melosi rispetto la sua posizione che, prendendo le scarse informazioni date dal CdA, parrebbe di buon senso. La invito a leggere con attenzione quanto ho scritto approfondendo sopratutto i riferimenti pratici che ho evidenziato tante volte. Purtroppo la conclusione è che i beni della Porto di Cecina, presi singolarmente, non sono appetibili per un compratore per ragioni tecnico legali e strutturali che andrebbero rimosse “prima” di vendere e che un liquidatore non è in grado di fare. I beni presi “insieme” sono difficilmente vendibili perchè la darsena resta per buona parte giá venduta ed è difficile trovare un investitore che si occupa di porti e di immobiliare con un unico veicolo. Anche volendo, le condizioni a cui il liquidatore sarà costretto a mettere in vendita i beni non saranno appetibili e gli anni passeranno fino al fallimento o quasi sicuramente alla revoca della concessione.
      Il danno sarà totale e non ci sono altre vie …

      Ps. Dimenticavo di sottolineare … gli assets ad oggi, non sono stati venduti … e sono anni che si cerca di venderli. La mia motivazione l’ho scritta … altre non vengono date …

  2. Io al contrario sono convinto che il porto sarà venduto nella sua interezza e che ci sono già possibili acquirenti che stanno solo aspettando che il prezzo scenda. Trenta anni fà a Scarlino i soci fondatori della cooperativa che aveva avviato la realizzazione del porto, vivevano esattamente la nostra stessa situazione. Poi arrivò Ferragamo che rilevando il tutto e lasciando la proprietà dei posti barca a quei soci, completò il marina e successivamente il parco mobiliare. Oggi quei soci fondatori hanno un posto barca proprio in un bellissimo marina dove sostengono solo i costi di condomino. Per quale motivo non dovrebbe succedere questo anche a Cecina?

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.