[vc_row][vc_column][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]Accogliamo il comunicato del CdA della Porto spa, datato 13 maggio, con rammarico.
Oltre al rinvio di un mese della cosiddetta Due Diligence, descritta in termini di gigabyte e “montagne” di documenti forse per impressionare i lettori poco avvezzi a queste prassi, leggiamo le solite parole rassicuranti sul buon esito della vendita del progetto portuale.
Parole prive di riscontro vista l’assenza di risposte alle semplici domande che potrebbero risolvere i tanti dubbi che con il passare dei mesi aumentano. Invece di far cause temerarie al socio Lucibello, che chiede solo trasparenza, bastava fornire risposte.
Il CdA, ancora una volta, ha preferito spendere male e inutilmente i soldi dei soci. Se Acefold Ltd pagasse da sola, cosa che ci auguriamo, le spese a cui il Giudice ha condannato entrambe in solido, Porto spa dovrà comunque pagare i suoi tre avvocati mandati in udienza probabilmente con il solo scopo di mettere in scena una prova di forza tesa ad intimorire un socio che fa domande scomode, tanto pagano i soci e non il CdA.

Il giudice di Livorno ha sentenziato che i dubbi illustrati sul sito soci-portodicecina.it sono tutti legittimi e non violano alcuna norma, ha anche sentenziato che quanto pubblicato è veritiero e sono tutte informazioni provenienti da banche dati pubbliche.
In sintesi, ad oggi, non esiste uno straccio di prova che Acefold sia un soggetto capace di sostenere il progetto di finire il porto e tutti i soggetti indicati da Matteoli come referenti hanno la caratteristica di operare come consulenti e non come investitori.
Il comportamento del CdA di Porto spa è tanto più incomprensibile e poco professionale, quanto più si analizzano le loro dichiarazioni.
Soci-portodicecina.it si sta occupando da mesi, chiamando in causa esperti e professionisti del settore della nautica, di rendere quanto più trasparente possibile la vicenda del porto per stimolare la ricerca di una soluzione efficace e nell’interesse di tutti.

Se il CdA di Porto spa è così sicuro che la strada da loro decisa di vendere tutto il progetto è quella giusta, che timori ha nel rivelare chi sono i veri compratori e i termini della cessione?
Perché questi presunti compratori non si sono ancora presentati in Comune, in Regione e presso le associazioni di categoria del settore, per farsi conoscere e spiegare  le loro intenzioni?

Sono domande così naturali e scontate, che appare assurdo essere ancora qui oggi a parlarne, tanto più quando si parla di un’opera che ha un importante riflesso su tutta l’economia cecinese e quindi un evidente aspetto di interesse pubblico diffuso ed ha come fondamenta una concessione demaniale.
Passare da un progetto di spa ad azionariato diffuso, sul modello della cooperativa come è oggi Porto di Cecina spa, ad uno con un unico proprietario, peraltro mascherato da società veicolo con sede all’estero, come è Acefold Ltd, è una scelta potenzialmente legittima ma mai dibattuta con la comunità e comunque poco trasparente.

Prendiamo atto che nel comunicato del CdA è assente ancora una volta qualsivoglia riferimento al Bilancio dell’ormai lontano 2017, non ancora approvato per la nota mancanza di continuità aziendale certificata allora dalla società di revisione. A questa grave carenza si è aggiunto l’assenza del bilancio 2018, il cui termine ordinario di legge scadeva il 30 aprile.
L’assenza dei bilanci certificati dagli organi di controllo e approvati dai soci è una gravissima mancanza da parte degli amministratori che, vorrei ricordarlo, non stanno gestendo roba loro ma i beni dei soci. Come fanno i soci a valutare se le condizioni decise per la vendita sono corrette se non gli è dato conoscere la situazione economico finanziaria della loro società? Dalle stesse dichiarazioni del Presidente Matteoli, rilasciate in assemblea, è emerso che la società vive una grave crisi usata dallo stesso a giustificazione della necessità di vendere i rami di azienda. Anche qui emerge un comportamento difforme da quello previsto dal codice civile che prevede obblighi precisi quando emergono situazioni di crisi aziendale.

A questo punto, preso atto che il CdA non dimostra alcun intenzione di chiarire i dubbi forse perché a fine corsa,  ci auguriamo che sia il compratore a prendere la situazione in mano ed intervenire nell’interesse suo e di Cecina con cui, se compra, dovrà per forza di cosa confrontarsi e non ha alcun vantaggio a ritardare il momento?

A.Lucibello Piani[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_single_image image=”735″ img_size=”full” title=”Il telegrafo , 16/05/2019″][/vc_column][/vc_row]

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