Sindaci e Revisori hanno gettato la spugna!
RSM, Società di revisione e organizzazione contabile spa (non sono i sindaci che è un altro organo di controllo interno).
Questo il nome dei Revisori Contabili, soggetto esterno alla Porto spa e incaricato per legge di verificare il rispetto dei principi contabili da parte del Consiglio di Amministrazione nella redazione della proposta di Bilancio che il 13 dicembre prossimo sarà sottoposta ai Soci.
La loro relazione risale ai primi di agosto, ben lontana dalla data di approvazione del documento che devono valutare: ossia la proposta di Bilancio 2019 approvata dagli amministratori già a maggio.
In quella data, probabilmente messi sotto pressione da specifiche richieste di alcuni soci, i Revisori si decidono a trasmettere ufficialmente il loro parere.
Ma cosa c’è in questo parere che non piace agli attuali amministratori tanto che rinviarono di corsa l’assemblea già fissata?
Nella relazione si trova una delle formula tipiche tra cui possono scegliere quando si trovano di fronte a situazioni critiche. Nel caso della Porto spa è stata scelta la stessa formula utilizzata nella relazione alla proposta di Bilancio 2017, quella approvata con oltre un anno di ritardo (insieme alla proposta di Bilancio 2018).
“Dichiarazione di impossibilità di esprimere un giudizio”, questa la formula scelta dai Revisori.
In base a quanto riferito dal CdA e dai documenti in loro possesso, i Revisori ritengono di non essere in grado di esprimersi.
Il contratto di vendita con la Acefold Service Company Ltd che avrebbe riequilibrato i conti della Porto spa non si è concretizzato nei termini definiti nell’accordo. Il CdA, scrivono i Revisori, resta convinto che si potrà firmare la vendita entro fine anno (cosa ad oggi non successa).
Questa scelta dei Revisori produce un effetto dirompente nei confronti del Collegio Sindacale e degli attuale Amministratori. In pratica i Revisori si chiamano fuori da ogni responsabilità sull’esito della scelta degli Amministratori di proseguire come se nulla fosse, scelta che non condividono.
Accendono la luce dell’allarme e passano ogni responsabilità al Cda e al Collegio Sindacale.
Come abbiamo già scritto, il Collegio Sindacale non ci pensa molto e avuta la relazione dei Revisori, invita gli amministratori a rivedere i principi contabili che hanno applicato alla proposta di bilancio.
La questione è semplice. Se c’è continuità aziendale, puoi redigere il bilancio spalmando nel futuro i debiti in attesa di produrre il reddito per ripagarli, così fanno tutte le società in bonis (come se avessi un debito con un mutuo, pagando a rate il debito che si deve pagare annualmente è più piccolo).
Se non c’è continuità aziendale, non essendoci “futuro”, devi applicare i principi di liquidazione ossia fare quanto possibile per pagare subito i debiti liquidando le attività. Chiaramente i principi di valutazione di un asset cambiano.
E quindi?
E quindi nulla!
Dai documenti depositati e dall’ordine del giorno dell’assemblea non risulta che il CdA abbia operato modifiche al bilancio o abbia elaborato una qualche proposta per rimediare alla mancanza di continuità aziendale.
Gli amministratori restano così i soli responsabili di questa scelta “sconsigliata” apertamente dai controllori.
Esiste un altro aspetto importante da considerare: i soci che approveranno questo bilancio accompagnato dal parere poco lusinghiero dei controllori, rinunceranno alla possibilità di un azione di responsabilità verso gli amministratori e nel caso di apertura di uno dei percorsi previsti dalla legge per le crisi aziendali, non avranno modo di chiedere alcun risarcimento. Oltre al danno ecco la beffa.
Altro aspetto che merita attenzione sarà la nomina dei nuovi organi di controllo. Anche loro, come il CdA, sono in scadenza e parrebbe logico che cogliessero l’occasione per provare a sfilarsi dalle responsabilità di essere i controllori di una spa in crisi.
Riusciranno a trovare sostituti che accettino il rischio?
In caso non venissero trovati, gli attuali componenti degli organi di controllo resteranno in carica per prorogatio con un clima non certo sereno.
In conclusione abbiamo un CdA che spera sempre in un improbabile cavaliere bianco che salvi la società dalla crisi in cui si è cacciata. La differenza rispetto al recente passato è che questa speranza oggi è condivisa dal solo CdA.
Sindaci e Revisori hanno gettato la spugna!