Futuro e presente del porto di Cecina.
Vediamo di fare il punto della situazione.

Il comitato raggruppante alcuni proprietari, presieduto da Danilo Volterrani, ha ri-sollevato alcune delle questioni che giacciono sul tavolo irrisolte da anni.

Se la crisi della Porto di Cecina spa viene attribuita in gran parte a vicende macroeconomiche e alla crisi del settore, quando ci si avvicina ad essa e si inizia a guardarne gli aspetti gestionali da vicino, si inizia ad avere una percezione diversa della questione.
Dimentichiamo per un attimo i tanti debiti di cui abbiamo ampiamente parlato e analizziamo alcune questioni gestionali.

Prezzi e spese

Prezzi e listini mai resi pubblici, differenze di trattamento tra situazioni simili apparentemente senza giustificazione, contratti con clausole diverse per posti barca uguali. Non mancano i casi in cui sembrano addirittura non esistere contratti scritti o casi dove vengono eccepiti accordi verbali di cui non c’è traccia scritta.

Un dedalo inestricabile lasciato in eredità da chi lo ha tessuto in anni e anni di gestione padronale e che l’attuale CdA avrebbe dovuto già iniziare a districare o quantomeno speriamo dovrebbe aver dettagliatamente segnalato nel piano del concordato indicando anche come intervenire per ripristinare un approccio gestionale efficiente e corretto.

Tutti silenti fino ad oggi perché ognuno aveva da tutelare il suo piccolo vantaggio… senza rendersi conto che ogni anno la Porto spa perdeva incassi e che alla fine, arriva il momento di pagare il conto.
I minor incassi della Servizi Portuali producono minor incassi alla Porto spa, in danno ai soci ieri, ai creditori oggi.
I nuovi amministratori, se non vogliono assumersi le responsabilità dei precedenti, devono porre rimedio.

Dal tenore degli interventi recenti, si evince purtroppo il rischio di vedere una guerra di tutti contro tutti tra soci, proprietari e rogitanti.
Se capitasse, sarebbe il peggior scenario possibile per il futuro del porto conosciuto fino ad oggi.

La crisi e gli interessi dei creditori

Un aspetto che molti ancora non sembrano aver colto è che oggi, la Porto di Cecina spa, non è solo un’azienda in crisi.

La Porto di Cecina spa è una società formalmente in attesa che il Tribunale accetti l’avvio della procedura di concordato sulla base del piano presentato ad inizio mese. Di fatto, da quando è stato depositata la domanda in bianco (gennaio), la società non è più in uno stato di piena libertà operativa.

Il concordato, è bene ricordarlo, è una procedura che vede come primo obbiettivo la tutela dei CREDITORI. A tale principio si devono sottomettere gli amministratori in tutte le loro decisioni.

La spa, persa la continuità aziendale, non ha più come obbiettivo il raggiungimento del proprio oggetto sociale descritto all’art. 3 dello Statuto. Obbiettivo scelto dai soci al momento della costituzione della società. Persa la continuità aziendale, con la proposta concordataria gli amministratori devono tutelare prima di tutto gli interessi dei creditori e solo dopo, in seconda battuta, se c’è spazio e modo, quindi solo eventualmente, gli interessi dei soci.

L’aspetto amaro di questa vicenda è che, come sempre denunciato e come ora viene sollevato da più parti, la gestione ordinaria della società evidenzia più scuri che chiari di luna.

Tasse

La questione delle tasse comunali non pagati e di cui prossimamente approfondiremo la vicenda.

La Tari (tariffa rifiuti) spetta al possessore della proprietà immobiliare mentre l’Imu sui posti in darsena spetta al proprietario. Per contratto (affitto ramo d’azienda) sembra che tale costo dovrebbe essere a carico della Cecina Servizi Portuali srl e quindi non essere presente come posta passiva nei bilanci della spa se non come partita di giro.

Centinai di migliaia di euro che sembrano gravare erroneamente sui bilanci della spa.

La questione delle spese dei posti barca

In assenza di un Condominio, sono gestiti in modo oscuro e assolutamente non coerente con la normale gestione delle spese condominiali.

Le spese condominiali sono un semplice riparto dei costi effettivamente sostenuti per la gestione delle parti comuni.
Altra questione sarebbero invece i servizi “non condominiali” di cui i singoli proprietari decidono liberamente di usufruire o meno.
Per quanto su scritto, le spese condominiali, ripartite tra i proprietari in base ai millesimi, non possono prevedere “sconti”.
Il porto oggi deve essere gestito nell’interesse dei creditori e l’interesse dei creditori converge verso un solo obbiettivo: riscuotere quanto più possibile del proprio credito.
Questo presuppone che la spa in crisi incassi quanto più possibile dei propri crediti e se continua la gestione, ottimizzi la resa della sua attività.

I crediti

Sul passato e sulla possibilità di recuperare risorse finanziarie si apre un fronte interessante, ancora una volta però per i creditori e non certo per i proprietari. Un aspetto fino ad ora ignorato dall’attuale Cda, perlomeno nelle comunicazioni fatte ai soci.

Quanto anticipato del concordato fino ad oggi tratta solo della gestione dei debiti della spa (e quindi sui tagli che i creditori presumibilmente devono subire).

Nulla si è detto in merito ai crediti.
Il Cda ha anticipato lo scioglimento del contratto Miliotti senza precisare cosa succede con la cifra di 1,5 milioni di euro versati come acconto.
Nulla è stato detto sulla gestione dei canoni di affitto del cantiere, risorsa importante per la Porto spa.

Conseguenze

Per i rogitanti e per chiunque oggi abbia il possesso e non la proprietà di un posto barca in darsena, al di la degli accordi preconcordatari, si apre obbligatoriamente la strada del pagamento di un canone di locazione del posto a tariffe ordinarie.

Per i proprietari dei posti in darsena, si apre la distinzione tra spese condominiali (uguali per tutti) e spese per servizi (in base all’utilizzo).
Sconti e riduzioni, se non all’interno di una logica tariffaria di un preciso piano commerciale ed escludendo le spese condominiali, non sono ammissibili.

Per la Porto spa, si apre la necessità di valorizzare i propri assets per poterli vendere al meglio e questo parte dal rendere produttivi tutti gli assets che possiede, tutti….
Ancora tante, troppe, le questioni che richiedono, quale che sia, un cambio di marcia.

1 ha pensato a “Spa, concordato, gestione, condominio e dintorni….”

  1. Egregio dottor Lucibello, vedo che anche lei come me manifesta il timore che si arrivi ad una guerra tra soci che complicherebbe ulteriormente il cammino futuro del porto e si ricorderà sicuramente come nei giorni scorsi abbia lanciato un appello che invece invitava tutti ad una riunificazione unitaria. Purtroppo la mia voce è stata ascoltata solo da dottor Bombacci presidente del comitato rogitanti che ha dato la sua disponibilità, mentre nessuna risposta è venuta dal comitato dei proprietari. Spero che il suo presidente dottor Volterrani, ci stia ancora riflettendo e che presto manifesti il suo consenso, perché riterrei veramente assurdo e a questo punto direi tipico degli azionisti di questa Società, che nell’epoca Matteoli quando magari serviva più divisione, eravamo invece tutti uniti e adesso che al contrario servirebbe grande unità, siamo invece nettamente divisi. A questo punto non mi resta che sperare che arrivi presto da qualcuno una proposta concreta e risolutiva che metta fine a questa sciagurata vicenda.

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