Porto spa – troppe contraddizioni, troppi misteri e poca trasparenza

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Più si analizza la situazione e più aumentano i dubbi

6 febbraio 2019, il punto della situazione e le domande rimaste prive di risposta.

Quattro scarne pagine inviate a tutti i soci a firma dell’amministratore delegato Giuliano Matteoli, questo é quanto è dato sapere circa i contenuti della proposta di vendita della costruzione e gestione del porto che i soci dovranno votare tra pochi giorni.
Nessun nome del compratore, nessun allegato con la proposta contrattuale, nessun prospetto con i dati economico finanziari del ramo d’azienda che si vende ne un prospetto che rappresenti una situazione patrimoniale della società.
E guai a far domande, l’amministratore ci etichetta come personaggi ambigui o mossi da interessi personali, come se il personaggio misterioso che si nasconde dietro a questa offerta non fosse mosso da interessi personali ma solo da uno qualche misterioso spirito di beneficienza e si nascondesse per pudore.

Si ripete dunque lo schema Peverell, la società cipriota che si è impegnata a comprare il comparto a terra e di cui ancora oggi non si sa chi sia e che non ha ancora pagato un euro dei tanti promessi.
Leggiamo che l’offerta per comprare il porto proviene da “un solidissimo gruppo internazionale che fa capo ad una famiglia di imprenditori svizzeri”.

Una ennesima clausola di riservatezza spiegherebbe perché non si fanno nomi. Ma del perché un solidissimo gruppo internazionale si mascheri dietro l’anonimato e non spenda la propria reputazione, resta inspiegabile. Quando la reputazione é buona, spendere il proprio nome consente di ottenere condizioni migliori.

L’anonimato, nel mondo degli affari, ha sempre avuto un costo perché aumenta i rischi dell’affare. Forse la clausola di riservatezza é necessaria per tutelare l’interesse dei soci della Porto spa?

I soci, per poter decidere al meglio, hanno prima di tutto bisogno di essere informati correttamente sugli argomenti su cui devono votare. I soci hanno interesse a ricavare il massimo possibile dalla eventuale vendita di quanto faticosamente costruito fino ad ora. Come poter valorizzare un proprio bene al meglio se non promuovendo una gara tra possibili interessati? Un richiesta di manifestazione di interesse a livello europeo, trasparente, aperta a tutti crea di certo più opportunità e miglior condizioni rispetto ad una vendita segreta.

Ed infine l’aspetto più delicato in assoluto.
Ora che lo stesso amministratore delegato, a distanza di quasi un anno, ammette che la società era ed é in “impasse”, quale solido gruppo internazionale comprerebbe da questa un qualsiasi ramo d’azienda correndo il rischio di un azione revocatoria? O forse nell’accordo secretato é già tracciata la strada della procedura concorsuale che tutelerebbe il compratore?

Anche le spiegazioni in merito alla tipologia di aumento di capitale proposto dal cda in subordine alla vendita lasciano molto perplessi. L’obbiettivo dell’aumento é terminare la costruzione del porto in proprio. Se il Consiglio di Amministrazione vuole veramente raggiungere tale scopo, per quale motivo l’aumento di capitale é riservato ai soli soci attuali? Perché é in forma inscindibile?
Perché non si consente di investire nella Porto spa aprendosi a nuovi soci e perché non si permette di sottoscrivere l’aumento parzialmente, consentendo alla società di uscire subito dalla crisi di liquidità e aver così tempo per riorganizzarsi e verificare come procedere? Perché soci nuovi no e misteriosi acquirenti stranieri si?

Oggi, l’amministratore delegato propone di rinunciare definitivamente al modello della società ad azionariato diffuso per la costruzione e gestione del porto in proprio perché, sostiene, non si riescono a trovare le risorse per uscire dall’impasse. Ma le ha cercate veramente, perché nessuno finanzia la Porto spa ma un solido gruppo straniero è disposto a comprare tutto?

Nel verbale dell’assemblea del 15 luglio 2018 scorso il presidente Matteoli racconta di alcune trattative in corso con potenziali partner come “Camper & Nicholson, Marine D, Marine Solution International, Storm Harbour Securities Ltd e Acefold Sercice Company Limited” che avrebbe formulato una proposta.
Nello stesso verbale si evidenzia l’ipotesi di un intervento di una banca a condizione che i soci partecipino con il 40% dell’importo necessario tramite un aumento di capitale. Quindi dei 27 milioni chiesti oggi, solo 10 milioni sarebbero a carico dei soci.
Nessuna delle proposte illustrate all’assemblea 6 mesi fa ha avuto un seguito mentre sul tavolo comprare una proposta su cui, secondo quanto affermato alla stampa, il CdA lavora da oltre 18mesi.

Tanta confusione e troppe contraddizioni persino nelle scarne comunicazioni.
Appare sempre più plausibile che proprio queste siano una concausa determinante della crisi.
Chi finanzia vuole da sempre chiarezza, professionalità e certezze.

Comitato Soci
www.soci-portodicecina.it

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