Lunedì scorso si sono chiuse le candidature per l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione della Porto di Cecina spa e non sono mancate le sorprese.

Avevamo evidenziato più e più volte la necessità di un cambiamento nella guida della società e questo cambiamento, pur tardivamente, sembra essere almeno in parte avviato.

CANDIDATI
A sorpresa il nome di Matteoli non compare tra i candidati.
Il padre padrone del porto che tutto ha gestito fino ad oggi (nel bene e nel male), esce di scena .
Finisce dunque l’era Matteoli?
Così sembrerebbe ma in assenza di dichiarazione da parte degli interessati non possiamo ancora esserne certi.
Sorprendente inoltre la presenza “compatta” di tutti gli altri membri del CdA uscente. Solo Matteoli paga i ripetuti fallimenti gestionali di questo CdA?
La loro candidatura è stata resa nota ai soci solo lunedì sera, all’ultimo secondo utile.
Salvadori, Gorgone, Topini, Masini, Secci e Guideri.
Questi sono i nomi dei consiglieri uscenti che si sono ricandidati. Sono solo sei nomi per sette posti, resta da capire chi è il loro settimo.
Sette sono anche i soci che, singolarmente, avevano presentato la loro candidatura da tempo. L’obbiettivo dichiarato da quasi tutti è di creare le miglior condizioni possibili per un cambiamento che indispensabile per iniziare a tracciare una possibile strada per uscire dalla crisi.
Volterrani, Giannetti, De Ferrari, Barbieri, Artabano, Baldi, Scali e Dapelli sono i nomi “nuovi”.  Tra di loro si nasconde sicuramente un nome legato ai consiglieri uscenti, il famoso settimo che dovrebbe sostituire il posto lasciato libero da Matteoli.

Per avere conferma ufficiale abbiamo mandato ieri una PEC alla Porto di Cecina spa chiedendo conferma di quali candidature risultino depositate in sede.

CONCORDATO CON RISERVA
Lunedì mattina l’ambiente è stato scosso dalla notizia della decisione dei consiglieri uscenti di avviare l’iter di un concordato. Il CdA della Porto di Cecina spa ha deliberato l’avvio di una procedura concorsuale. Quale procedura non è ancora dato sapere e ancora non risulta depositata in tribunale ma il dado è tratto.

La notizia si diffonde tra i soci ancora una volta solo grazie al nostro sito!

Chi decide delle sorti di 500 soci ancora una volta non comunica alcunché e si chiude in un tragico silenzio.
Tutti gli organi ufficiali della Porto di Cecina spa tacciono.
Ancora una volta decidono vita morte e miracoli di qualcosa che non gli appartiene ma non hanno il coraggio di mostrare le decisioni prese ai proprietari.
La decisione presa pochi giorni prima dell’assemblea dei soci convocata per approvare il bilancio 2019 (in ritardo) ed eleggere il nuovo CdA è un palese schiaffo in faccia ai soci oltre che la smentita totale di quanto promesso fino a ieri.

La grave ed evidente crisi della Porto di Cecina origina ben oltre 4 anni fa e solo un cieco poteva non vederla e rinviarne l’ufficializzazione come legge impone. Per tutto questo tempo il CdA in carica si è sempre rifiutato di prendere in considerazione l’ipotesi di una seria ristrutturazione dei debiti che ammontano a circa 30 milioni di euro.
Lo hanno fatto solo ora, in gran fretta e senza aver un piano preciso, perché?

AUTOPROROGA E INTERESSI
Se oggi sono ancora in carica, è solo perché hanno rimandato ben due volte l’assemblea per il rinnovo delle cariche.
In pratica si sono autoprorogati il mandato prendendo da soli una decisione che segnerà il futuro della società e della città dopo che la loro stessa gestione ha ridotto la società in questo stato. Nel bilancio hanno appostato un notevole debito proprio verso i consiglieri per compensi non ancora pagati. Oltre a questo ci sarebbe da verificare la posizione dei consiglieri rispetto agli acconti per i posti barca ancora non rogitati.

BILANCIO E DIFFIDA DEGLI ORGANI DI CONTROLLO
I revisori dei conti così come il collegio sindacale erano stati chiari già all’approvazione del bilancio 2017 e 2018: servono nuove risorse (aumento di capitale) o bisogna ridurre i debiti vendendo, senza una di queste due cose si deve liquidare.
Curioso che i consiglieri non abbiano avuto tempo e modo di correggere il bilancio da tutti loro approvato, proposta di bilancio irricevibile per i revisori dei conti e il collegio sindacale che si sono visti costretti nuovamente a scrivere una relazione negativa. Un altro anno passato senza produrre alcuna soluzione.

CREDIBILITA’
Il dubbio è che i consiglieri uscenti si ricandidino più per difendere il loro operato (e il loro credito) che l’interesse diffuso dei soci.
Tra questi è bene ricordare che ci sono coloro che ancora attendono il posto barca e auto pur avendo anticipato complessivamente ben 13 milioni di euro tra acconti e caparre.

Ci auguriamo che tutti i candidati ed in particolare i consiglieri uscenti, parlino chiaro. Serve un forte impegno a cambiar metodo e recuperando quella credibilità persa nel condividere e sposare le fallimentari strategie di Matteoli.
Nascondere la verità sulla situazione finanziaria della società e sulla solidità dei presunti contratti firmati con le fantasiose Peverell e la Acefold non è stata una strategia vincente, ha solo allungato il brodo aumentando i debiti e i danni.

Restiamo in attesa … ma le nuvole si mostrano sempre più minacciose.

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