Il porto, lo stallo …
L’eterno incompiuto porto di Cecina inizia il 2023 con un altro “nulla di nuovo” … esattamente come son iniziati gli ultimi 10 anni.
Malgrado il susseguirsi continuo di annunci, conferme verbali, scritti fantasma, promesse, titoli ottimistici, acquirenti da ogni parte del mondo, rinvii, video promesse, smentite e scomparse dall’orizzonte con conseguenti mancate conclusioni (se ne potrebbero elencare per molte pagine) siamo ancora nella stessa situazione di 10 anni fa. Il porto non è finito, il fallimento resta un ipotesi concreta, la sicurezza della foce del fiume Cecina un insicurezza.
Le uniche variazioni sul tema sono l’ufficializzazione dello Stato di Crisi. Negata per anni, si è avviato il procedimento di concordato, oggi già omologato dal Tribunale e accolto da molti come la fine di un incubo.
A distanza di pochi mesi, il concordato mostra tutta una serie di crepe che seppur molti non vogliono vedere, sono in bella vista e rappresentano quasi sempre la continuazione di crepe nate anni or sono.
Di fatto l’esecuzione del piano concordatario non è ancora iniziato (la promessa era dicembre 2022) ma cosa ancora più preoccupante, nessuno ha spiegato come si svolgerà esattamente la vendita degli asset che dovrebbero, secondo il piano, portare nelle casse della Porto di Cecina spa ben 20 milioni circa consentendole così di pagare tutti (o quasi) i debiti.
La domanda che si pone un creditore dovrebbe essere: cosa succede se alla Porto spa in concordato arrivano offerte inferiori a quelle ipotizzate e l’incasso sarà inferiore? Ipotizzando, giusto per fare un esempio, che la Porto spa incassi solo 10 milioni di euro dalla vendita degli assert, cosa succederà ai creditori?
Incasseranno il 50% di quanto ipotizzato?
E i rogitanti che aspettano il loro posto barca?
Nell’obbligo della par conditio tra creditori a loro cosa succederà?
Rientreranno in possesso del 50% degli acconti versati?
Dovranno pagare un ulteriore 50% per rogitare?
Per ora sembrano tutti convinti di aver diritto al loro posto barca senza pagare alcunché a difficilmente gli altri creditori accetteranno trattamenti di favore per alcuni.
Nel mentre, molti dei rogitanti, usufruiscono del posto barca senza avere e sostenere gli oneri dei proprietari che restano a carico della Porto di Cecina spa ( e dei suoi soci).
L’unico soggetto che sembra aver mostrato interessa a rilevare gli asset del porto alle condizioni previste dal concordato è la Setha , gruppo immobiliare con sede a Londra ma soci italiani.
Peccato che ad oggi non abbia ancora formalizzato alcunché di concreto (finanziariamente parlando).
Un altra “buffa” vicenda è che nelle ultime settimane, tra le banchine del porto, il tema principale sono state le cartelle esattoriali per la TARI (tassa rifiuti) notificate dal Comune ai possessori “ufficiali” dei posti barca nella darsena, ossia dove abbiamo l’anomalia di proprietari di specchi d’acqua di mare (in Italia il principio giuridico indiscusso è che dove arriva il mare … è DEMANIO.)
Chi possiede un immobile e tale sono i posti barca in darsena ad oggi in base al catasto (sono ancora tracciati come terra, non esistendo il catasto del mare), deve pagare per il servizio di gestione dei rifiuti ma, dalle cartelle notificate dal Comune nei mesi scorsi, è emerso che son 5 anni (e oltre ma li cade la prescrizione) che tale imposta non è stata pagata.
Se singolarmente gli importi non sono rilevanti (qualche 100 di euro all’anno al massimo), raggruppati e sopratutto pensando ai tanti posti barca che la Porto spa (o alla Cecina Servizi Portuali srl, la società della spa che gestisce tramite affitto di ramo d’azienda il porto) ha ancora in proprietà (alcuni venduti ma non rogitati) gli importi diventano rilevanti e si parla di un credito di diversi milioni per il Comune di Cecina.
Altro tema TARI è quello che coinvolge solo la Porto di Cecina spa ( o ancora una volta la sua srl) per la parte demaniale. Qui i porti italiani hanno contesto gli importi addebitati dai Comuni (spesso la tariffa dei campeggi) per le zone in concessione ma , al di la della quantificazione dell’importo, il debito non si discute.
Tornando ai proprietari dei posti in darsena, questi pagano alla Cecina Servizi Portuali srl una tariffa per i servizi portuali ma ancora oggi non hanno un amministratore di condominio a cui chiedere un bilancio dettagliato di cosa e per cosa pagano.
Alcuni si chiedono se tra i servizi portuali non ci sia anche la gestione dei rifiuti, finendo così per pagare due volte per lo stesso servizio. Piccoli grandi misteri del porto di Cecina.
Il Tirreno oggi ci racconta altre due vicende:
- La prima riguarda un creditore, anzi uno dei creditori principali, la Sales, che dell’attuale proposta concordataria non è per niente convinta. Da tempo chiede garanzie rispetto alle ipotesi di esecuzione del concordato, garanzie che non arrivano;
- la seconda riguarda un proprietario che non trova risposte a domande semplici come l’omologazione e la sicurezza del porto;
I soggetti coinvolti, dal Comune alla Regione, passando per i proprietari e i soci, sembrano poco interessati a muoversi nel timore di aggravare ancor più la situazione.
Come nel gioco degli scacchi, siamo di fronte allo stallo, termine con cui si indica la situazione in cui non ci sono mosse effettuabili pur non trovandosi sotto scacco. Negli scacchi lo stallo determina la fine immediata della partita con il risultato di patta, nel caso del porto di Cecina, determina il rinvio a data da definirsi con la speranza che nel frattempo qualcosa cambi anche se, in tutti questi anni, nulla è cambiato.
Una cosa certa è che con il passare degli anni, un porto non finito e di proprietà di una società in declamata crisi di impresa, non aumenta di valore ma si svaluta come dimostrano le tante altre vicine italiane di porti turistici dove, dopo anni e anni, sono stati venduti per pochi milioni di euro.
A voi la lettura dell’articolo del Tirreno …. e portate pazienza, la storia del porto di Cecina spa durerà ancora anni e anni.
