Porto di Cecina, il punto della situazione.
Melosi buon giorno, siamo alla vigilia di una nuova assemblea soci e siamo lieti di ospitarla ancora una volta esaudendo la sua richiesta. Ribadiamo che questo spazio è aperto a tutti i soci della spa.
Allora, ci può aggiornare sulla situazione?
Melosi:
Buongiorno e grazie ancora per vermi dato modo di raccontare la situazione. Premessa: per valutare il presente è bene ricordare il passato. Quindi perdonatemi se mi dilungo un po’.
Nell’ormai lontano ‘95 quando nacque la SPA., fu presentato il progetto dell’ampliamento del Porto di Cecina (vedasi la foto del Settembre ‘95) . Questo era un semplice ampliamento della darsena realizzata nel ‘68.
I vecchi problemi restavano irrisolti ma si cominciò a pensare in grande contando su un futuro florido poi purtroppo mancato.

Si acquistarono 6 Ha di terreno e poi altri 4. I costi lievitavano e allora fu rielaborato il progetto con un primo ampliamento (foto del 2001) e subito dopo un altro (2003).
Un piccolo porto turistico privato e locale diventò così, sulla carta, uno dei più grandi e belli della Toscana.
Il prezzo da pagare fu altissimo:
l’accordo per i terreni del campeggio “Bocca di Cecina” e l’acquisto del terreno Miliotti, idealmente destinato all’area cantiere, ne sono la riprova.
Domanda:
Questa la situazione “interna” alla spa per la gestione del progetto. Esternamente ritiene siano emerse responsabilità?
M.
Si, quelle politiche. Tra il 1995 ed il 1998, ci fu un tentativo di ingresso pubblico nella S.P.A. del tutto abbandonato nel 1999, primo grave errore politico: un’opera diventata ormai faraonica, costosissima, di grande impatto ambientale ed importante per il futuro sviluppo del territorio fu lasciata nelle mani di un solo piccolo commerciante locale privo di credenziali finanziarie.
Arrivati i pareri favorevoli dalla procedura di VIA, nel 2011 si firma la Convenzione Urbanistica e la Concessione Demaniale.
Dopo poco iniziano nuovi problemi: le fideiussioni richieste dal Comune a garanzia delle opere in convenzione spariscono per il fallimento della Compagnia che le aveva prestate alla Porto spa. Grandi proteste dell’opposizione in Giunta con minacce di esposti, ma per pura magia dal cilindro del prestigiatore uscì l’ologramma di due conigli (Acefold e Piccionetti). L’illusione ingannò molti e tutto si risolse con un colpevole silenzio in attesa di un miracolo che mai arrivò.
Secondo errore politico di cui oggi ne paghiamo gli effetti. Lo stato del porto e dell’ex villaggio dei francesi sono la conseguenza visibile da tutti.
Passano altri anni, la crisi finanziaria si inasprisce, arriviamo sull’orlo dell’abisso e Matteoli è costretto ad ammettere lo stato di crisi finanziaria per la Porto di Cecina spa e chiedere l’accesso ad una procedura concorsuale.
Comune e Regione non sembrano molto interessate a trovar rimedio ai passati errori. Sales ed Inmar, espressioni di realtà imprenditoriali locali e conosciute, si attivano per provare a salvare la Società ma non trovano grandi sponde negli enti pubblici locali per i quali mettere in sicurezza il territorio dovrebbe essere una priorità. Nelle fasi elettorali arrivano vaghe promesse di accollo delle opere sul fiume a carico dei proprietari di posti barca che, a elezioni avvenute, cadono in un silenzio tombale.
D.
Arriviamo al presente, come siamo messi oggi?
M.
Tutto viene lasciato nuovamente nelle mani di uno solo: il nuovo Presidente. Questi, con l’aiuto di costosi consulenti, si inventa un concordato ad approvazione facilitata proprio grazie ad un gruppo di creditori a cui viene proposto di recuperare il 100% della loro esposizione (chi voterebbe di no?). Tra questi votano anche i promissari acquirenti, ossia coloro che hanno comprato posti barca senza averli ancora rogitati. Questi sono considerati creditori anche se in realtà molti di loro sono tecnicamente debitori.
Guarda caso, anche il Presidente fa parte dei rogitanti.
Bene ricordare che la crisi finanziaria che ha colpito la Porto di Cecina spa vede anche coloro che non hanno pagato le rate di acquisto dei posti barca tra i responsabili. Chi ancora non ha rogitato, per colpa propria o della Porto di Cecina, ha lasciato sulle spalle della Porto di Cecina spa i costi di IMU e TARI e ha goduto di tariffe agevolate.
D.
Della posizione del Sindaco di Cecina cosa ne pensa?
M.
Il concordato ha abbagliato anche il Sindaco. Inizialmente chiedeva, giustamente, serie garanzie, poi d’incanto approva tutto sulla promessa che un acquirente c’è, come c’era con Acefoldt o come c’erano le fidejussioni, promessa di carta senza garanzie.
Questo è stato il quarto errore politico.
Oggi siamo ancora in alto mare, chissà per quanto tempo ancora il porto e il territorio resteranno a rischio.
Ci danno a bere che la colpa sarebbe della Sales che ha fatto ricorso contro l’omologa del concordato quando è evidente che sarebbe stata ben lieta di riavere il suo credito come promesso dal concordato stesso e chiede solo che per la sua omologa vengano prestate le dovute garanzie.
D.
Si è letto che sono stati inoltrati nuovi esposti alla magistratura, è vero?
M.
Proprio quanto ho illustrato prima mi ha spinto a presentare alcuni esposti alla Magistratura. A questo punto ritengo sia l’unica via che, insieme alla carta stampata, possa stimolare decisioni e assunzioni di responsabilità che sono improrogabili. Di promesse e sogni ne abbiamo visti e sentiti tanti, è ora di tornare con i piedi per terra ed essere concreti.
