Da una non notizia, arriva la notizia della morte del concordato
Analizzare la storia della vicenda della Porto di Cecina spa porta alla conferma di uno dei mali della nostra epoca.
Male che negli ultimi anni ha contaminato ogni settore, vedi la politica, i media e le imprese.
Le persone, sopratutto quando caricate di responsabilità superiori alle loro competenze, si affrettano ad abbracciare le notizie a sostegno di ciò in cui credono e si rifiutano di analizzare qualsiasi posizione che potrebbe contraddirle.
Vince l’istinto primordiale di difesa del proprio giardino, sopratutto se ci si ritiene sfidati da posizioni critiche.
Vincono le reazioni emotive e non razionali.
Reazioni che portano ad essere riluttanti ad analizzare con razionalità e attenzione le posizioni critiche.
Già nell’epoca Matteoli, nessuna critica era ammissibile, tutto andava bene e se qualcosa non girava per il verso giusto era colpa di
… altri…
I fornitori predatori, il Comune esoso nel pretendere le opere in convenzione, la crisi immobiliare mondiali, i tassi di interesse delle banche, i critici che non capiscono nulla di gestione di progetti immobiliari e nautici (il sottoscritto in primis).
Tutti (o quasi) credettero alle parole rassicuranti di Matteoli senza nemmeno voler “sbirciare” dietro le quinte.
Forse anche timorosi di essere accusati di lesa maestà, probabilmente più timorosi di essere additati come portatori di sventure, ancor più spesso per semplice disinteresse e fiducia in chi si poneva sopra tutti.
Faceva comodo: la narrazione rassicurante dava sollievo a chi aveva investito decine di migliaia di euro per un posto barca.
Con la caduta di Matteoli, affossato dai suoi stessi luogotenenti, si credette che il necessario cambio di passo fosse possibile.
Un mutato approccio nel puntualizzare gli obbiettivi raggiungibili accantonando i sogni, il miglioramento nelle relazioni con i soggetti coinvolti a partire dai creditori e Comune, un rapporto più trasparente con i soci e con i proprietari.
Queste erano le aspettative di chi aveva sempre sollevato dubbi e critiche al modus operandi tenuto dalla Porto di Cecina fino ad allora.
Di fatto abbiamo assistito alla perfetta continuità delle linee gestionali.
Il nuovo Presidente, membro del CdA sotto guida Matteoli, ha proseguito sulla stessa linea.
Io, Io, Io … il porto che vale 40 milioni di euro, che si vende facile a 20 milioni, che una volta incassato si pagano tutti e sopratutto si permetterà di far rogitare i posti barca a coloro che hanno pagato e ancora non sono proprietari e rischiano di perdere tutto.
Come se la crisi non fosse mai esistita.
Si è dunque proseguito con la scelta della via comoda e rassicurante.
Credere alla narrazione favorevole, quella rassicurante, quella che sostiene le proprie aspirazioni e speranze.
Nessun analisi delle criticità di tale racconto.
La finta convinzione che, essendo una proposta di una procedura concordataria, vistata e controllata dal Tribunale (il controllo è sulla procedura e non nel merito delle scelte imprenditoriali), essa potesse essere praticamente cosa fatta e sarebbe stata solo questione di tempo.
Ecco la situazione ad oggi per quanto di pubblica conoscenza:
- Siamo arrivati alla scadenza del concordato (giugno 2024), non ci sono state offerte vincolate secondo quanto chiesto dalla Porto di Cecina spa;
- La Setha, unico soggetto che si è presentato con un offerta non conforme a quanto richiesto, latita.
- Si sa che Setha, per natura della sua attività e patrimonio, non è il compratore. Setha potrebbe essere l’eventuale intermediario che si prende l’incarico di svolgere tutte le fasi preliminari per conto dei clienti (autorizzazioni, modifiche progettuali, opere). Clienti a cui poi cede l’opera completata;
Peverell e Acefoldt erano parenti stretti per modus operandi; - Il Comune di Cecina, trovati i soldi per mettere in sicurezza l’argine sinistro, una delle opera che era a carico della Porto di Cecina e che non è stata eseguita, è costretto a formalizzare l’inadempienza della Porto di Cecina spa rispetto alla convenzione sottoscritta. Quanto non eseguito dovrà essere sostituito con opere di pari valore o con il versamento liquido (2.8 milioni di euro);
- il concordato è sub iudice per un ricorso in Cassazione da parte del principale creditore;
Il fallimento, tardivo di almeno sei anni, sembra sempre più vicino ma nessuno ne parla.
Questo sotto riportato è l’articolo apparso qualche giorno fa sul Tirreno.
Ancora una volta, si prova a rassicurare tutti … ma se non si cambia passo rispetto al passato, difficile far quadrare i tasselli.
Il valore ad oggi del porto, i costi delle opere per terminarlo, i debiti con il Comune per le opere in convenzione sono tasselli che, messi insieme devono trovare una sostenibilità economica per il compratore/investitore.
Sostenibilità che ad oggi, nel prezzo e nelle condizioni di vendita chieste dal CdA della Porto di Cecina spa non ci sono (altrimenti avremmo visto fare offerte concrete).
Non va dimenticato che ogni proposta diversa, vedi l’ipotesi di una cordata locale accompagnata dalla possibilità di creare una nuova società per gestire i posti invenduti in darsena, società che avrebbe potuto essere composta e finanziata dai già proprietari di posti barca … sono state sempre etichettate come proposte assurde e non realizzabili.
Se a questo aggiungiamo l’assurda gestione dei rapporti tra Porto di Cecina (CSP) e condominio …
… non resta molto spazio per essere ancora ottimisti.
Si riuscirà a ripartire dal buon senso e dalla realtà?
Proprietari, Comune, fornitori insieme per valorizzare il loro porto?

La Commissaria ha le idee chiare.
Non si può più Tirare a Campare
1. Chiedere l’Evidenza Fondi a Setha.
2. Poi in assenza della stessa, sugerisco di contattare Sales.
I CONCORDATO CI AVEVA REGALATO DUE ANNI PER VENDERE.