Anche il 2020 è finito senza vedere eseguite le vendite annunciate a più riprese dall’eterno presidente G.Matteoli ai soci. Russi, americani, svizzeri, ciprioti e comparse varie di questi ultimi 4 anni si sono dispersi come fumo al vento. Ai soci della Porto spa sono rimasti solo i segni di un porto largamente incompleto e con servizi sempre più scadenti. Un mare di debiti insoluti e attualmente insolubili secondo le relazioni dei controllori e una governance che sembra impegnata più a salvare se stessa che una nave che appare ormai insalvabile.

Cosa dobbiamo aspettarci o cosa dobbiamo sperare accada nel 2021 perché qualcosa finalmente cambi?

Il percorso per iniziare a costruire una possibile  soluzione alla crisi della Porto di Cecina spa deve affrontare urgentemente due nodi determinanti.

  • La governance
  • Il progetto

Partiamo con la questione del progetto.
Nato come porticciolo per appassionati amanti del mare senza alcuna pretesa di essere un vero porto turistico, ha visto maturare pian piano l’idea di diventare un vero porto a servizio di natanti provenienti anche da fuori zona. Il progetto originale nacque ancorato alla realtà esistente rispettando i principi di un bene sociale condiviso tra gli utilizzatori. Ecco nascere la spa ad azionariato diffuso priva di un socio di riferimento e dove tutti (e nessuno)  sono proprietari, proprio come fosse una cooperativa mascherata da spa.

Il Comune, felice di una scelta che coinvolgeva in modo aperto tutta Cecina, ha sempre appoggiato il progetto pur chiedendo ingenti opere di compensazione (argini fiume/ponte/ripascimenti).

Lo sviluppo del progetto però non è stato lineare ne ha rispettato la cornice raccontata all’inizio.
Le quote della spa davano diritto ad una semplice prelazione per acquistare un posto barca ma non erano legate ad “un posto barca”.
Questo ha permesso di raccogliere fondi anche tra chi semplicemente voleva speculare (accollandosene il rischio) con l’idea che il porto potesse essere un investimento finanziario “borsistico”. Si è così creato un azionariato disomogeneo.
Da una parte i futuri proprietari dei posti barca che, avuto il posto, non avevano più alcun particolare interesse nelle azioni della spa, dall’altra i soci non proprietari che di fatto erano e sono interessati solo al recupero del loro piccolo/grande investimento scollegato al posto barca.

In questa situazione di divergenza di interessi, la governance della società è rimasta saldamente in mano ad una persona sola: Giuliano Matteoli. Nessuno aveva interesse nello smuovere equilibri consolidati, ne per questioni politiche, ne relazionali, ne economiche.

Con il passare del tempo la spa ha preso sempre più le sembianze del suo capo/padrone, rendendo di fatto inscindibile il rapporto tanto che, anche nelle ultime proposte di vendita, la Porto spa resta saldamente controllata da Matteoli prevedendo la cessione delle azioni di controllo ma la cessione dei rami d’azienda.

Oggi

Quello che oggi sappiamo con certezza è che abbiamo un porto diviso in due settori “diversi”:

-la darsena interna, di proprietà dei singoli acquirenti i posti barca i cui servizi, per ora, sono erogati dalla Porto spa;

-la darsena a mare in concessione alla Porto spa;

-un cantiere nautico della Porto spa dato in affitto d’azienda e che con le ultime modifiche al progetto verrebbe rimpicciolito rispetto alle origini;

-un faraonico progetto immobiliare, oggi sempre di proprietà della Porto spa, più volte modificato e che non ha ancora visto mettere un mattone;

Prospettive

La parte nautica.
Al netto della zavorra che si trascina dal passato, sembra in grado di poter camminare da sola. I potenziali clienti, sopratutto stanziali per il rimessaggio invernale, ci sono, basta garantire la qualitá dei servizi essenziali di un normale porto turistico (nulla di faraonico).
Terminare l’infrastruttura, ridimensionando il progetto, è un onere che gli stessi proprietari della darsena interna potrebbero accollarsi pro quota usufruendo delle linee di credito a tassi agevolati oggi largamente disponibili (basta recuperare quella credibilità con le banche che l’attuale gestione ha perso) con un mutuo lungo spalmato nelle rate delle spese condominiali annuali.
Una tal ipotesi permetterebbe di rimettere in gioco persino i soci che hanno versato ampi anticipi ma non hanno ancora rogitato i loro promessi posti barca e che oggi o di fronte a procedure concorsuali non guidate, rischiano di perdere tutto.
L’eventuale cessione della parte di porto in concessione potrebbe ridurre l’onere residuo sulle spalle dei proprietari.
Gli oneri “pubblici” per le opere di compensazione andrebbero inevitabilmente rinegoziati e se il Comune è realmente interessato al completamento dell’opera non potrebbe che appoggiare l’ipotesi. Solo un conto economico in equilibrio ti permette l’accesso al credito bancario e oggi, oltre 6 milioni di euro di opere per pubbliche sono un onere insostenibile per chi volesse provare a terminare il progetto.

Infine la  parte immobiliare.
Qui i punti grigi sono molto più neri e “oscuri”. I tanti progetti modificati più volte secondo parametri probabilmente più per produrre copertine satinate da rifilare ad improbabili investitori lontani, necessita una rivisitazione totale e, vista la situazione di stallo del settore turistico immobiliare, non può essere elemento di traino del risanamento. Serve tempo e attendere tempi migliori.

Un simile percorso salverebbe in parte l’idea iniziale di un porto sociale dei cecinesi ed eviterebbe di avere un proprietario padrone di tutta l’infrastruttura ovviamente interessato solo al proprio bilancio e portato a rispondere solo ai propri finanziatori.

Cosa non fare

Se la Porto di Cecina spa prosegue il 2021 cercando soluzioni estemporanee senza riallacciare i rapporti con le banche, con i fornitori, con i soci creditori, la politica e la controparte pubblica, proseguirà la sua agonia in attesa di un evitabile fine alla sezione fallimentare del Tribunale di Livorno.
Un cambio d’aria nel CdA, eventualmente concedendo un salvacondotto ai vecchi membri sul passato che, ormai, passato è, resta il primo passo per rimettere in moto un progetto che resta fondamentale per il futuro di Cecina e può svilupparsi se resta ancorato al suo territorio.

Tutto questo, che tanto complicato non appare, sarà capito?

Ecco dunque la vera sfida per la Porto di Cecina spa: avere il coraggio di ammettere gli errori e cambiare rotta.

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