Ridisegnare il progetto partendo dalla realtà di Cecina (Il Tirreno)
L’ipotesi di accantonare gli ormeggi per megayacht e l’hotel-spa a 5 stelle. Ma darsena e dighe vanno completate
CECINA. Le ingiunzioni di pagamento, la domanda prenotativa di concordato, la perdita durevole di valore delle mobilizzazioni materiali e immateriali e la necessità di procedere ad un’attività di “fair value”, ovvero una stima del valore della Porto di Cecina Spa da affidare ad un soggetto esperto. Tutte ragioni sufficienti perché l’approvazione del bilancio, inserita all’ordine del giorno dell’assemblea degli azionisti di sabato, saltasse. Sia il ragionier Orlando Gennai che il dottor Paolo Brogi, quest’ultimo presidente del collegio dei sindaci revisori della Porto, hanno fotografato la situazione contabile e finanziaria della società. Evidenziando come dal 2016 al 2019 l’indebitamento si sia attestato sul 6%, ma mostrando come nel 2019 l’indebitamento a breve sia di fatto aumentato. Di fronte all’impossibilità di onorare prestiti a scadenza fissa, all’eccessiva dipendenza da prestiti a breve scadenza e all’incapacità di ottenere canali di credito (finanziamenti) insieme alle ultime ingiunzioni di pagamento arrivate nel mese di gennaio (il 4 Mps per 1,5 milioni, il 14 Bpm per 270mila euro) la strada del concordato preventivo è stata ritenuta dal vecchio consiglio di amministrazione, rinnovato poi lo scorso ieri, l’unica percorribile. Il professor Gianluca Risaliti, incaricato con l’advisor legale (il professor Francesco Barachini del Foro di Pisa) di redigere un piano di ristrutturazione della Porto, ha chiesto al giudice il massimo del tempo consentito dalla legge per presentare, oltre ad una fotografia puntuale dello stato di salute della società, anche un progetto che possa mettere d’accordo il comitato dei creditori, i soci, gli eventuali partner di questa delicata partita. Se sarà accolta, come è facile immaginare, la domanda (coi tempi richiesti) ci saranno quattro mesi di lavoro intenso. Con la possibilità, prevista dalla normativa, di una proroga di ulteriori 60 giorni. In sostanza un arco temporale massimo autorizzabile di 180 giorni. Intanto durante l’assemblea di sabato sono stati diversi gli interventi di soci che hanno evidenziato la necessità di portare a compimento il porto anche a costo di ridimensionare il progetto.
Lo ha chiesto, tra gli altri, in apertura degli interventi, il professor Claudio Scali – poi eletto nel nuovo cda – che ha domandato quali margini di manovra possa avere oggi il nuovo consiglio di amministrazione. Ma in particolare ha chiesto quali spazi ci siano per rivedere il progetto. Altri soci hanno chiesto di valutare la possibilità di uno “spacchettamento” dividendo darsena, banchine e posti barca da cantiere, area demaniale e comparto immobiliare. Certo è – è stato fatto notare – che il progetto originario da 120 milioni con 800 posti barca per scafi fino a 50 metri, con un megahotel di lusso da 5 stelle, spa-benessere e una quindicina di chalet, in queste condizioni non può essere più realizzate. La priorità, per la gran parte degli azionisti, è di concluderà la darsena dove oggi sono stati realizzati 8 pontili con l’escavo della parte rimanente e la costruzione dei 4 nuovi pontili. Anche la diga di sovraflutto, così come originariamente pensata per poter far ormeggiare i megayacht, potrebbe essere rivista con una soluzione di minore impatto ma comunque tale da garantire sicurezza e protezione alle imbarcazioni. Naturalmente questo dovrebbe passare dalla sottoscrizione di nuovi accordi col Comune di Cecina.
C’è poi l’interessamento di un gruppo di azionisti per chiudere l’operazione darsena. Ovvero, recuperare poco più di 2 milioni per estinguere l’ipoteca sui posti barca in mano alla banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci, e poter finalmente procedere col rogito dei contratti. Un’altra opzione che potrà essere valutata nell’ambito della procedura concordataria. —
