28 aprile 2021, tra pochi giorni anche il mese di aprile giunge al termine.

Notizie dal porto?

Ancora nessuna … incredibile ma vero …  malgrado la scadenza del termine per procedere con un concordato sia sempre più vicina, i soci non hanno alcuna notizia concreta sullo stato della loro società.
A tre mesi dall’assemblea che ha nominato un nuovo Cda e da quando è stato reso noto che era stato formalizzata la crisi aziendale (nota e stranota da anni seppur sempre negata da chi governava) depositando la richiesta di concordato in bianco, la situazione resta coperta con un totale black out su numeri, situazione, prospettive.
Nulla si sa della situazione contabile.
Primo e determinante elemento di trasparenza del mondo delle società giuridiche. Quando la contabilità non c’è o è tenuta in modo irregolare tale da render difficile una sua puntuale ricostruzione esiste il reato di bancarotta documentale semplice.
Sui bilanci, atti obbligatori, non esiste alcun “segreto”, sono obbligatoriamente pubblici perchétutti devono poter valutare la solidità economica delle persone giuridiche che rispondono dei loro debiti solo con il loro patrimonio. Il bilancio 2019 non è ancora stato approvato pur avendone comunicato la proposta di bilancio approvata dal precedente Cda; del bilancio 2020 non è stata nemmeno presentato una bozza ; della situazione debitoria aggiornata con il totale dei debiti che andrebbero pagati per risanare la situazione non vi è traccia.

Creditori

Eppure i creditori rilevanti si contano sulle dita di una mano (Sales-Banche-Soci Compratori-Agenzia delle Entrate). Perchè ci vuole così tanto a fare le somme dei debiti? Perché non si ha notizie di trattative e proposte per ristrutturare i debiti e renderli compatibili con il proseguimento dell’attività aziendale?
Nulla si sa di come si siano conclusi gli impegni dei contratti di vendita con Peverell e Acefold. Cosa prevedevano e chi è il soggetto inadempiente? Una veloce analisi della situazione per quanto è dato conoscere da fuori, dei tanti buchi neri, della complessità e della confusione che aleggia sulla vicenda, porta a confermare una precedente sensazione che ha sempre fatto dubitare delle vicende Peverell e Acefoldt:
nessun investitore esterno, che ci tenga ai propri soldi, investe in un progetto pieno di punti oscuri, cause legali, accordi non scritti e misteriosi.

Investitori

Qualsiasi imprenditore, prima di fare un investimento, esegue una valutazione costi-benefici in cui inserisce il parametro del rischio (implicito in qualsiasi impresa). Dove il rischio è alto o non definibile (quindi altissimo) l’incertezza affonda una qualsiasi previsione di ritorno sull’investimento.
Risultato: l’investimento non si fa.
Oggi non è ancora dato sapere quanti debiti andrebbero risanati. Non è ancora dato sapere quale sia il prezzo minimo a cui dovrebbero essere venduti alcuni assets per raggiungere l’obbiettivo di risanare i debiti per rimettere la società in “continuità aziendale”. Non è dato sapere quali percorsi sarebbero attuabili per risolvere alcuni problemi “storici” come il terreno Millotti o l’insostenibile peso degli accordi con il Comune nel quale sia l’eventuale trattativa con i due fornitori/creditori principali: banche e Sales.

Solo un percorso che trovi un accordo sui succitati problemi potrebbe portare la soluzione per quei 13 milioni di euro già versati dai soci acquirenti che attendono il loro posto barca e auto.

I soci

Quando una società è in crisi di liquidità come la Porto di Cecina spa, i primi soggetti  che devono essere chiamati in causa e che sono interessati a valutare il risanamento sono proprio i suoi investitori: ossia i soci.
Avendo già investito nella società e credendo al raggiungimento del suo obbiettivo sociale, i soci sono i primi ad aver dritto di sapere quanto può “costare” salvare il loro investimento. Saputo quanto “costa” salvare il loro investimento decidono se ne vale la pena o no. Continuare ad ignorare i soci è un atteggiamento che non ha alcun senso ed è irrispettoso verso coloro che sono i “veri” proprietari della società.

Perché non vengono informati e chiamati in causa?

Continui richiami a fantomatici impegni di riservatezza o inesistenti normative di privacy sono usati per non”raccontare” lo stato della situazione. In genere, quando non si vuole raccontare il problema, esso è molto peggio di quanto si possa immaginare, auguriamoci non sia così ma la statistica….

 

In conclusione:

– i soci ad oggi non sono stati informati.
– per ipotizzare interventi di investitori esterni seri, mancano i presupposti e nel caso fossero interessati, la procedura fallimentare fornisce un percorso molto più interessante sia dal punto di vista economico che legale e gestionale.

Cosa aspettarsi? 
Quando durante una fase concorsuale non viene proposto nulla ai soci e non ci sono le condizioni per un intervento esterno, resta solo una risultato: il fallimento.

A chi gioverebbe il fallimento: sicuramente a chi ha un grande appetito di comprare a prezzi di saldo un porto, un cantiere, un progetto immobiliare al mare (rarissimo in Italia). Ai professionisti che vedrebbero assicurarsi laute parcelle.

A chi danneggerebbe il fallimento: ai soci (perderebbero tutto), ai promissari acquirenti che invece di un posto barca si ritroverebbero creditori chirografari, ai membri dei passati cda che sarebbero a rischio di una azione di responsabilità. A Cecina che vedrebbe il progetto porto fermo per anni in attesa della conclusione del percorso fallimentare.

Auguriamoci di sbagliare e che il nuovo Consiglio di Amministrazione ci sorprenda rendendo noto al più presto una sua proposta sostenibile che tuteli l’interesse dei creditori (come chiesto dalle procedure concorsuali) senza perdere di vista i soci e il futuro del porto di Cecina.

Tic toc, tic toc… il tempo scorre … 

 

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