Vento di dimissioni?
Le voci di imminenti dimissioni nell’attuale CDA son sempre più forti …
Un CDA dove probabilmente le divisioni tra chi ha avuto una passata esperienza con i precedenti CDA (e quindi possibili responsabilità per la situazione) e chi no, possono essere arrivate ad un punto di rottura.
Proviamo a riassumere quanto ci è dato sapere e dedurre dalle scarne comunicazioni:
Di fatto, ad oltre 5 mesi dalla nomina, il nuovo CDA non è riuscito a far chiarezza sulle tante zone “scure” attualmente presenti nel progetto di costruzione del porto di Cecina.
Ad oggi non risulta ancora nessun concreto passo avanti nelle trattative avviate per risanare i debiti.
I contenziosi, invece di diminuire, pare aumentino. Dei tanti presunti compratori interessasti agli assets che varrebbero oltre 40 milioni di euro secondo la stima dei periti, nessuno si è mai manifestato con proposte concrete.
I tanti nodi rilevanti come il caso del terreno Miliotti, i contratti con i Rogitanti, il debito per i compensi dei passati CDA, gli impegni previsti dalla convenzione e dalla concessione restano irrisolti.
La convenzione, a cui è legata a doppio filo la concessione, è ormai vicina al termine ultimo previsto per finire i lavori di costruzione del porto e poterlo omologare ed è quindi sub-iudice di una possibile revoca, un’altra pesante incertezza che spaventa qualsiasi investitore sano di mente.
I bilanci degli scorsi anni devono ancora essere illustrati ai soci ed è facile prevedere che ci saranno ingenti perdite visto che con il deposito della richiesta di concordato in bianco, la situazione di crisi economico finanziaria della Porto di Cecina spa è stata ufficializzata dopo anni di dinieghi e si mostrerà anche nei numeri.
Il tema delle responsabilità per la situazione attuale non viene mai affrontato, i contratti non eseguiti dei rogitanti a cui sono state fatte promesse che nei fatti sembrano sempre meno attuabili, i debiti verso i membri dei vecchi CDA, l’approccio tenuto dall’attuale presidente che, pur di evitare tecnicamente un fallimento, si dice sia in linea con l’ipotesi di un concordato liquidatorio che di fatto non è altro che un fallimento semplificato e che avrebbe comunque un esito incerto e soprattutto dalla lunga durata (anni), sono alcuni degli argomenti che avrebbero creato profonde fratture all’interno del CDA.
La scadenza di inizio settembre per presentare una proposta di concordato, quale essa sia, è inderogabile.
Tutelare i creditori è l’obbiettivo primario imposto dalla legge fallimentare.
In una procedura concorsuale, la scelta su come procedere comporta importanti responsabilità per i membri del CDA ed è quindi abbastanza normale che chi deve votare voglia chiarezza e certezze.
A breve dovremmo poterne sapere di più!