Sempre più forte suona l’orchestra mentre la nave affonda …
Ormai ci siamo … preparatevi alla collisione.
In tanti hanno ignorato gli allarmi evidenziati nei cecinapapers raccontando che le domande poste sulla reale consistenza dei presunti compratori erano “invenzioni screditanti”. Pochissimi soci espressero voto contrario alla proposta raccontata da Matteoli in assemblea … ma perché le cose accadano non basta farle credere alla maggioranza … prima o poi si è chiamati a farle veramente!
I consiglieri
Sono ben sette i consiglieri della Porto spa da anni sul ponte di comando. Negli ultimi anni dal ponte di comando arriva sempre più forte il suono di una strampalata musica. Uno solo di loro ha tutti i poteri esecutivi, gli altri tengono compagnia. Isolati da tutto e tutti hanno continuato a credere al racconto rappezzato (ma ben raccontato dal loro comandante rendendolo credibile a chi non è avvezzo al mondo della finanza internazionale). Hanno lasciato che la nave venisse timonata sulla vecchia rotta e mentre ballavano felici non si accorgevano che imbarcavano sempre più acqua e continuavano ad inclinarsi sempre più pericolosamente.
Quando hanno dovuto prendere una qualche decisione, hanno sempre scelto il “rinvio” e rinvio dopo rinvio la nave rischia di non essere più salvabile.
Il presente
Siamo a settembre 2020,
siamo nuovamente senza un bilancio approvato dell’ultimo esercizio,
siamo senza alcuna firma sulla vendita definitiva,
siamo senza alcuna notizia dei compratori che avrebbero comprato un anno fa,
siamo senza alcun manager a gestire il porto,
senza veri servizi,
con la bocca del porto che si sta per insabbiare e tante altre cose che si potrebbero citare ma non ne vale la pena.
La genesi
Era il lontano 8 giugno 2015 quando sul Tirreno si leggeva:
“Nessun naufragio in vista. Eppure, per arrivare a terra c’è bisogno di cambiare rotta. Il presidente della Porto di Cecina Spa Giuliano Matteoli non ci gira intorno. Parla ai soci radunati in assemblea nella platea del cinema Tirreno: «Da sempre sapevamo che non avremmo avuto la forza economica per fare tutto quanto è previsto dal progetto, che vale dai 60 ai 65 milioni di euro. Siamo arrivati a metà dell’opera e al nostro limite. Servono delle soluzioni, lo si vede anche dal rallentamento che hanno avuto i lavori programmati».”
Da allora ad oggi sono trascorsi 5 anni, il primo racconto che doveva portare al cambio di rotta fu Peverell. L’acquirente del comparto immobiliare da cui partì la variante del porto con il nuovo progetto di un super mega albergo a 5 stelle (bellissime slides rimaste tali), il camping dei francesi da trasformare in spiaggia privata (la prova della loro serietà) e tanti sogni di sviluppi in stile “costa azzurra” che ammagliarono i soci e l’amministrazione comunale.
Passarono i giorni, le settimane, gli anni … quando ormai era chiaro che Peverell non “c’era” e la rotta non si era modificata nemmeno di un grado, fu la volta di calare l’asso Acefold.
Curiosamente erano sempre gli stessi soggetti di Peverel (Piccionetti, Miles, Gusakov, Cavini) con qualche comparsa aggiunta a sorpresa e fatta passare per primo attore quando non aveva nemmeno il ruolo di comparsa (vedi il filmato del rampollo Manz proiettato in assemblea e da li mai più visto).
Acefold comprava tutto (ovviamente anche i debiti) e lasciava i posti barca e alcuni benefit alla Porto spa. Nessuno ha mai potuto leggere il compromesso (secretato per fantasiose motivazioni di privacy). I compratori, a parte alcune conferenze stampa, non hanno mai presentato le loro “credenziali” nemmeno al Comune (il progetto si basa su una concessione demaniale, chi compra deve per forza presentarsi in Comune con solide credenziali e rispettando le normative anti riciclaggio). Da Gibiliterra, passando per Cipro fino ai Caraibi queste società compratrici restano avvolte dalla nebbia, ma il CdA garantiva della loro serietà … ed infatti …
La data per chiudere l’operazione di vendita che avrebbe salvato tutto e tutti era fissata tra settembre e dicembre 2019. Dall’annuncio ad oggi … dei compratori con le loro decine di milioni di euro da investire non se ne è vista traccia.
L’obbiettivo “impossibile” della Porto spa
Come affermato da Matteoli nell’ormai lontano 2015, è da anni certo che la Porto spa non ha più le risorse per terminare il progetto e quindi raggiungere il suo oggetto sociale.
(Dichiarare che si sapeva dall’inizio che non si sarebbe potuto raggiungere l’obbiettivo è una totale dichiarazione di colpevolezza se arrivasse il fallimento).
Da anni la Porto spa ha debiti rilevanti che non rimborsa con le banche, con il costruttore, con i soci, con il Comune e persino con il fisco.
La continuità aziendale
La società di Revisione Contabile , per la seconda volta in pochi anni, ha ribadito che allo stato attuale non ci sono le condizioni per certificare la continuità aziendale. Tradotto vuol dire che l’oggetto sociale non è raggiungibile e che devono essere prese contromisure idonee a riequilibrare la situazione.
Appena depositata la relazione dei revisori arriva un integrazione del collegio sindacale che necessariamente prende atto di quanto affermato dai revisori e in cui probabilmente chiedono al CdA di prendere provvedimenti drastici e improrogabili.
Stranamente questa relazione destinata ai soci come allegato al bilancio sparisce e nessuno la può leggere. Proprio quanto viene depositata la relazione, casualmente il CdA si accorge che il luogo scelto per l’assemblea dei soci non è idoneo essendoci il Covid, revoca la convocazione e così la cartellina a disposizione dei soci con tutti i documenti può anche sparire.
Stranamente il Cinema è aperto e proietta i film…
Allarme collisione
L’allarme suona da anni e da anni viene ignorato. Ma quali sono le conseguenze di questa ormai probabile collisione?
In mancanza di continuità aziendale il cda deve proporre ai soci senza indugio:
-o un iniezione di liquidità da parte dei soci sufficiente a garantire i debiti e di poter eseguire le opere mancanti
-o una modifica dell’oggetto sociale
-o la messa in liquidazione
-o attivare una procedura concorsuale volontaria
-o peggio, il fallimento
e visto che l’allarme non è di ieri, è proprio il fallimento la fine più probabile di questa sciagurata gestione.
Procedura concorsuale
Se viene attivata in una delle sue tante modalità diverse di crisi aziendale ecco cosa succede:
-la poco credibile promessa di Matteoli di rimborsare ai soci parte del capitale, sfuma;
-Il Comune che già oggi si ritrova nuovamente senza “garanzie” (fideiussioni scadute) per l’esecuzione delle opere di messa in sicurezza del fiume mentre l’inverno si avvicina (con il rischio esondazioni) perde il suo credito e deve rinegoziare il tutto sempre che si trovi qualcuno disposto a completare l’opera;
-I membri del CdA dormiranno poco ben consci che l’azione di responsabilità per le scelte sbagliate fatte non è cosa remota;
-I soci che hanno dato acconti senza rogitare il posto barca perderanno tutto o quasi tutto il loro “acconto”;
-Cecina vedrà ancora per anni l’opera incompiuta, una grande occasione di rilancio perduta;
Il porto è stato gestito come “cosa personale”, i soci trattati come meri spettatori e pecore da mungere, più aumentavano le difficoltà, più si alzava la fantasiosità dei racconti delle soluzioni impossibili.
Come rinascere dalla collisione
Servirebbe:
-tornare velocemente con i piedi sulla terra abbandonando i sogni pieni di salvatori magici provenienti da zone offshore.
-un amministrazione comunale attiva (Lippi ci sei?).
–coinvolgere manager competenti e soggetti con solide credenziali e credibilità con le banche per “ridisegnare” il progetto del porto.
-sollevare il velo sulla vera situazione della Porto spa quanto prima per non perdere ulteriore tempo.
-ridisegnare un progetto di porto compatibile con la situazione economico commerciale attuale e capace di generare un economia positiva per tutta Cecina e quindi diventare proficuo per chi investe.
Servirebbe smettere di fare come gli struzzi …
Se nulla cambia, prepariamoci al più grande e fragoroso botto che si sia mai visto a Cecina.