Unum castigabis, centum emendabis solevano insegnare i Romani ai loro centurioni. Il principio in epoca moderna fu applicato dal buon Mao Zedong e ora arriviamo alle vicende di “casa nostra”, il porto di Cecina.

La Porto di Cecina spa, in perdurante crisi finanziaria ormai consolidata da anni, è ancor oggi gestita da un solo padre-padrone malgrado sia una spa ad azionariato diffuso priva di un socio di riferimento.
Lui fa e decide per tutti … così è dal primo giorno e così è ancora oggi anche se la Spa è sull’orlo del baratro.

G. Matteoli, Presidente e Amm Delegato Porto spa

In una società, tanto più se ad azionariato diffuso, chi gestisce dovrebbe farlo con la massima trasparenza tenendosi lontano da personalismi e cercando di valorizzare al meglio il bene dei soci. Lo ripetiamo da anni, molti concordano ma nell’attuale CdA non ci sentono.

Tra i beni dei soci da tutelare sembra ci sia una voce che piace tanto all’attuale gestione: cause/litigi. Lunga la lista degli iscritti in questa voce dove troviamo fornitori, banche, compratori, soci e oggi anche clienti … non manca proprio nessuno. Un successone per un gestore di un porto.

Il rapporto con i clienti

L’ultima vicenda, paradossale fino all’assurdo per il modo con cui è stata gestita più che per i contenuti in se, non fa che evidenziare le origini delle crisi e i motivi per cui non si riesce ad uscirne.

Ai primi di dicembre la gestione del porto scrive agli affittuari comunicando che per il 2021 avrebbero potuto proseguire l’affitto del posto barca solo alle nuove condizioni decise unilateralmente.
Nuovi prezzi (+10%), nuovi termini di pagamento (praticamente tutto o quasi subito), nuove salate penali per eventuali annullamenti o inadempimenti.
Una decisione piovuta senza preavviso alcuno, in piena pandemia Covid, priva di alcuna offerta a titolo di “contrappeso” che potesse giustificare le nuove condizioni proposte.

Nessun accenno alla soluzione di problemi noti come il dragaggio del fondo del porto ed in particolare dell’imboccature o qualche cenno ai miglioramenti dei servizi erogati (spesso non erogati) agli armatori (che pagano una quota proprio per questi).

Il tono perentorio utilizzato nella lettera della gestione del porto ha prodotto una reazione avversa nei clienti “inquilini” che, stufi della scarsa considerazione in cui sono tenuti, si sono organizzati in un comitato (Comitato Armatori).

Come prima mossa hanno inviato una semplice lettera in cui, sottolineando lo spirito costruttivo dell’iniziativa, hanno evidenziato alcuni punti che chiedevano fossero presi in considerazione nel redigere il nuovo contratto.Tra questi le condizioni dei servizi igienici, il dragaggio del porto e alcune clausole tecnico giuridiche troppo sfavorevoli agli armatori.

Niente di insormontabile, molte delle questioni indicate sono normali servizi erogati nei porti e presupposto scontato per chi affitta un posto barca corredato dai servizi portuali.

La risposta della gestione del porto ha lasciato di stucco tutti. Prima pretendendo di avere l’elenco degli aderenti al Comitato come precondizione per iniziare a prendere in esame il contenuto della missiva ed infine comunicano una generica richiesta di rilascio dei posti barca.

Peccato che quest’ultima richiesta non sia pervenuta agli oltre 100 inquilini che chiedono di rinegoziare equamente le condizioni di affitto dei posti barca ma sia pervenuta solo a pochissimi soggetti che, sicuramente casualmente, sono proprio tra quelli più attivi e in vista del comitato armatori.

Se è vero che nulla succede per caso …

“Unum castigabis, centum emendabis”

Ora veniamo all’interesse dei soci.

Può, la gestione del porto di Cecina, nel pieno di una crisi finanziaria a cui si aggiunge la generale crisi Covid, permettersi di trattare così i suoi clienti?
Sicuri che oggi ci sia la fila di imbarcazioni in attesa di entrare al porto ? Se così fosse come è possibile che il porto si sia arenato perché senza soldi?
Quanto questo modo di trattare i clienti valorizza il bene “porto” che l’attuale dirigenza ha dichiarato già diverse volte di aver venduto senza poi riuscire mai ad arrivare alla stipula definitiva?

Considerando l’abilità con cui hanno perso la causa intentata al sottoscritto, quelle dei soci acquirenti o come son riusciti a non incassare la garanzia per la promessa vendita del porto, ci mancava una nuova potenziale causa con chi paga le spese perché il porto, perlomeno, riesca a funzionare il minimo indispensabile.

Houston, abbiamo un problema …

e questo non sono le barche ne gli inquilini, tanto per essere chiari.

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